Oggi ho litigato con un amico. Quello che mi scoccia non è tanto l'aver litigato - poco importa. E' che non ci capisco proprio niente, non ricordo nemmeno il motivo per il quale abbiamo cominciato a discutere e soprattutto non riesco a chiarire via sms perchè ho un telefonino bello quanto scomodo e non ho voglia di schiacciare i tasti.
Spero vivamente che il litigio si protragga nel tempo, così magari riesco a trovare un buco per poter chiarire faccia a faccia e gettargli un po' di merda addosso perchè, credetemi, ora come ora sono stravolto. L'età avanza.
Lunedì ho l'esame di teoria di scuola guida e sono impreparatissimo. Sono consapevole di questo e nonostante ciò cincischio alla bell'e meglio.
Stamattina ho donato il sangue e mi dà un fastidio boia il braccio. Ok, che è un puntino. Ok, che è un buchino del cazzo ma tanto a me fa male comunque quindi piantatela con il dire che ok, tanto è un puntino e che ok, tanto è solo un buchino del cazzo.
E' un po' che non piango o che non sono triste e questo è per me un grande problema perchè sono sicuro che al primo bubù scoppierò in uno dei miei patetici pianti e mi renderò antipatico agli occhi altrui. Già lo sono di mio.
Però ho ancora un po' di amor proprio e cerco di godermi questa felicità. Che Schopenhauer non me ne voglia.
Vi ricordate la frasona: sto scrivendo il mio secondo libro? Ebbene: è una cazzata. Quando mi incontrate per strada evitate di chiedere a che punto sono. Piuttosto chiedetemi quand'è stata l'ultima volta che sono andato in giro con una camicia di forza e un fagiolo in equilibrio sul naso.
Il mio pc sta cedendo.
Amen.
Spesso mi ritrovo a pensare alla mia morte e sinceramente non so proprio che cosa fare, per il mio funerale. Non so, voglio che al mio funerale si suoni "Cry" di Mandy Moore e che venga vestito non in giacca e cravatta ma con qualcosa di attillato e colorato.
Sono sempre più confuso su quello che voglio fare del mio futuro. Sicuramente mi butterò in qualche indirizzo scientifico o nel sociale per poi ritrovarmi a lavorare in un call-center a lamentarmi con le vecchiette di quanto sia insulsa la vita, di quanto il sistema lavorativo dei giorni d'oggi faccia cagare e via discorrendo. Guadagnerò un accidente e quando sarà troppo tardi mi accorgerò che quelle che stringo in mano sono banconote del Monopoli. Poco male, non spenderò ulteriori soldi in carta igienica e scottex.
Sabato sono andato al cinema a vedere "2012". Una cagata. Nel senso che un po' mi sono cagato in mano. E' ovvio che sia tutto ricostruito: questa minchia di astronave (oh, io la chiamo così, non fate i precisini) che è talmente scassata che fra un po' la macchinina dei Flistones è più veloce che svolazza qua e là tra esplosioni, edifici che crollano a pezzi fa un po' ridere. In sè, il film non è stato nulla di che. La classica pellicola computerizzata con gli effetti sonori che ti rompono un timpano. Però, a pensarci bene, pensa sciopare in quel mondo. Madò.
Ho 5430 e-mail da eliminare e non so da dove cominciare. Aiutatemi.
Ultimamente sto diventando molto ecologista. Mi faccio il culo per fare la raccolta differenziata e sono seriamente preoccupato sull'efficienza delle fogne. Ho paura di venire sommerso dalla merda. Non scherzo, sono seriamente preoccupato per l'ambiente. Vorrei proporre qualcosa di innovativo per questo mondo ma non mi viene in mente niente. Hanno già inventato gli aeroplanini e le barchette di carta adibite al trasporto dei chewing-gum masticati o dei truccioli di matita e a quanto pare riscuotono solo successo quando si tratta di strappare gli appunti di arte e lanciarli verso il cestino, sperando di fare centro.
Come è giusto che sia, quando ti fidanzi ci prova con te mezzo mondo, specie chi prima non ti cagava di striscio e adesso fresco fresco ha deciso, guarda un po', di degnarti della sua attenzione.
Come è giusto che sia, rifiuto le avances ma vengo subito mandato a fanculo.
Boh...
Mio papà, quando non sa dove mettersi le mani (in verità lo sa, ma non se le mette in quel posto) mette astutamente in atto una serie di strategie per scroccarmi la Nutella bianca e nera che con molta cura e parsimonia tengo nascosta dietro i medicinali, le altre merendine e dolciumi. Finisco sempre col trovare il barattolo gentilmente svuotato.
Cretino io che mi ostino a nasconderlo sempre nello stesso, medesimo posto.
giovedì 19 novembre 2009
martedì 17 novembre 2009
I classici
Se c'è una cosa che odio è l'amore per i libri classici. Tutto questo favoleggiare sulla bellezza, sul candore, sul vero amore che si ritrova solo negli autori vecchi come il cucco. Come se quelli di oggi fossero dei buzzurri, più bravi a raccogliere le castagne che a scrivere. Per alcuni è così, è vero. Per fortuna, qualche secolo fa non esistevano Roberto Mercandalli o Jill Cooper che, per carità, saranno anche bravi, ma nel campo della scrittura lasciano un po' (tanto) a desiderare.
Quello che più mi irrita è tutto questo "ah, beh, però come diceva Dante...", "ah, beh, il Manzoni..."
IL Manzoni! E chi è? Un ragazzotto che ha revisionato tre volte il suo libriccino (-ino?), che l'ha menata per pagine e pagine sull'Ottocento, sul popolo, sulla fede eccetera.
Oggettivamente sarà anche un capolavoro, ma a mio parere fa schifo. Due deficientelli che sono disposti a tutti, anche a donare un rene, pur di sposarsi come farebbe un alunno pur di terminare il libro. E' noioso, noiosissimo. Non mi ha insegnato niente. Non mi ha regalato niente. Non mi ha emozionato.
Mi ha solo annoiato.
Ciò che più mi affascina è capire il motivo secondo il quale, solo perchè Dante ha scritto "a me mi", oggigiorno pronunciarlo o scriverlo non è considerato un errore.
A me = mi.
A me mi = ripetizione
Non c'è niente da fare, è così. Che poi l'abbia scritto quel paraculo di Dante è un altro discorso. Dante, che io sappia, non ha scoperto l'acqua calda. Aveva solo il naso storto.
Servirsi degli errori ortografici o sintattici di autori passati che hanno riscosso moltissimo successo grazie ai loro scritti, secondo me, non ha senso. Per fortuna oggigiorno si hanno i mezzi per imparare correttamente l'italiano: perchè non approfittarne, anzichè catapultarci in una dimensione spaziotemporale diversa, antica e prendere come esempio proprio modelli sbagliati?
Forse c'è un certo gusto, un certo nonsochè di raffinato nel citare opere vecchissime, scritti che non stanno nè in cielo nè in terra ("La metamorfosi" di Kafka, per esempio. Avrà tutto il significato di questo mondo, questa trasformazione sarà anche descritta minuziosamente, ma io preferisco "Twilight").
Mi voglio soffermare sul romanzo simbolo del decadentismo: "Il ritratto di Dorian Grey".
Premetto che a me Oscar Wilde piace molto. Ho iniziato ad amarlo quando lessi al termine del menu del ristorante cinese che c'è qui nella mia città una sua citazione ("Ho gusti semplici: mi accontento solo del meglio" o una cosa del genere).
La storia di Dorian Grey è senz'altro bella. Raccontata fluidamente, è una lettura scorrevole, per certi versi piacevole ed appassionante. Però, secondo me, quello che voleva trasmettere Oscar Wilde a me non è arrivato. Sarà che sono invornito, sarà che preferisco un altro tipo di letture...
Una lettura che invece mi ha trasmesso molto è stato "Le vergini suicide". di Eugenides Jeffrey. Ecco, quello mi è piaciuto molto e quando l'ho terminato di leggere, ho avuto un sussulto: mi ha lasciato senza fiato!
E per farmi tacere ce ne vuole...
Lo stesso discorso vale per il "Piccolo Principe". A me proprio non è piaciuto. Non ha trasmesso niente. Ho solo capito che è una lettura profonda e complessa, ma grazie al cavolo.
Lo stesso discorso vale per "Il comportamento della luce", uno dei miei libri preferiti. Appena l'ho terminato, la prima cosa che ho pensato è stata:
Boh.
Al tempo stesso, però, a differenza del Piccolo Spaccamaroni, mi ha lasciato qualcosa. Nulla di nominabile, di concreto, ma comunque di esistente. Quasi ogni giorno penso a quel libro e alle volte mi piacerebbe tanto non averlo mai letto solo per poterlo fare per la prima volta.
Lo consiglio a tutti.
Quello che voglio dire, con questa supercritica ai libri classici è che non importa se sei un autore con l'alito che puzza di topi morti talmente sie vecchio o se sei fresco fresco. L'importante è che quello che scrivi sappia emozionare. E che lo sappia fare perchè quello che hai scritto è realmente emozionante e non solo perchè hai passato la tua esistenza ad osservare gli uccellini svolazzare mentre te ne stai solo soletto con la tua gobba e la tua depressione o perchè ti sei innamorato di Beatrice Vattelapesca.
Il tuo trascorso, è vero, può influire molto sul tuo stile, sugli argomenti che tratterai e su come organizzerai il tuo lavoro, ma non fa della tua opera qualcosa di emozionante o di eterno.
Io, "I Promessi Sposi", "La Divina Commedia" o "Il Giovane Holden" li ho scordati.
"Le Vergini Suicide", "N.P." (Banana Yoshimoto) e "Gridare amore dal centro del mondo" (Kyoichi Katayama) non li ho dimenticati e, anzi, ogni volta che li rileggo, nonostante sappia a memoria la trama, mi emoziono sempre.
Perchè?
Fatevi due conti...
Quello che più mi irrita è tutto questo "ah, beh, però come diceva Dante...", "ah, beh, il Manzoni..."
IL Manzoni! E chi è? Un ragazzotto che ha revisionato tre volte il suo libriccino (-ino?), che l'ha menata per pagine e pagine sull'Ottocento, sul popolo, sulla fede eccetera.
Oggettivamente sarà anche un capolavoro, ma a mio parere fa schifo. Due deficientelli che sono disposti a tutti, anche a donare un rene, pur di sposarsi come farebbe un alunno pur di terminare il libro. E' noioso, noiosissimo. Non mi ha insegnato niente. Non mi ha regalato niente. Non mi ha emozionato.
Mi ha solo annoiato.
Ciò che più mi affascina è capire il motivo secondo il quale, solo perchè Dante ha scritto "a me mi", oggigiorno pronunciarlo o scriverlo non è considerato un errore.
A me = mi.
A me mi = ripetizione
Non c'è niente da fare, è così. Che poi l'abbia scritto quel paraculo di Dante è un altro discorso. Dante, che io sappia, non ha scoperto l'acqua calda. Aveva solo il naso storto.
Servirsi degli errori ortografici o sintattici di autori passati che hanno riscosso moltissimo successo grazie ai loro scritti, secondo me, non ha senso. Per fortuna oggigiorno si hanno i mezzi per imparare correttamente l'italiano: perchè non approfittarne, anzichè catapultarci in una dimensione spaziotemporale diversa, antica e prendere come esempio proprio modelli sbagliati?
Forse c'è un certo gusto, un certo nonsochè di raffinato nel citare opere vecchissime, scritti che non stanno nè in cielo nè in terra ("La metamorfosi" di Kafka, per esempio. Avrà tutto il significato di questo mondo, questa trasformazione sarà anche descritta minuziosamente, ma io preferisco "Twilight").
Mi voglio soffermare sul romanzo simbolo del decadentismo: "Il ritratto di Dorian Grey".
Premetto che a me Oscar Wilde piace molto. Ho iniziato ad amarlo quando lessi al termine del menu del ristorante cinese che c'è qui nella mia città una sua citazione ("Ho gusti semplici: mi accontento solo del meglio" o una cosa del genere).
La storia di Dorian Grey è senz'altro bella. Raccontata fluidamente, è una lettura scorrevole, per certi versi piacevole ed appassionante. Però, secondo me, quello che voleva trasmettere Oscar Wilde a me non è arrivato. Sarà che sono invornito, sarà che preferisco un altro tipo di letture...
Una lettura che invece mi ha trasmesso molto è stato "Le vergini suicide". di Eugenides Jeffrey. Ecco, quello mi è piaciuto molto e quando l'ho terminato di leggere, ho avuto un sussulto: mi ha lasciato senza fiato!
E per farmi tacere ce ne vuole...
Lo stesso discorso vale per il "Piccolo Principe". A me proprio non è piaciuto. Non ha trasmesso niente. Ho solo capito che è una lettura profonda e complessa, ma grazie al cavolo.
Lo stesso discorso vale per "Il comportamento della luce", uno dei miei libri preferiti. Appena l'ho terminato, la prima cosa che ho pensato è stata:
Boh.
Al tempo stesso, però, a differenza del Piccolo Spaccamaroni, mi ha lasciato qualcosa. Nulla di nominabile, di concreto, ma comunque di esistente. Quasi ogni giorno penso a quel libro e alle volte mi piacerebbe tanto non averlo mai letto solo per poterlo fare per la prima volta.
Lo consiglio a tutti.
Quello che voglio dire, con questa supercritica ai libri classici è che non importa se sei un autore con l'alito che puzza di topi morti talmente sie vecchio o se sei fresco fresco. L'importante è che quello che scrivi sappia emozionare. E che lo sappia fare perchè quello che hai scritto è realmente emozionante e non solo perchè hai passato la tua esistenza ad osservare gli uccellini svolazzare mentre te ne stai solo soletto con la tua gobba e la tua depressione o perchè ti sei innamorato di Beatrice Vattelapesca.
Il tuo trascorso, è vero, può influire molto sul tuo stile, sugli argomenti che tratterai e su come organizzerai il tuo lavoro, ma non fa della tua opera qualcosa di emozionante o di eterno.
Io, "I Promessi Sposi", "La Divina Commedia" o "Il Giovane Holden" li ho scordati.
"Le Vergini Suicide", "N.P." (Banana Yoshimoto) e "Gridare amore dal centro del mondo" (Kyoichi Katayama) non li ho dimenticati e, anzi, ogni volta che li rileggo, nonostante sappia a memoria la trama, mi emoziono sempre.
Perchè?
Fatevi due conti...
domenica 15 novembre 2009
"Oceanomare" - Alessandro Baricco
Devo rubartela. L'ho ascoltata per gran parte del pomeriggio e finalmente ho capito.
Anche a me, vengono i brividi. L'ascolterei per ore, ore, ore. Senza mai stancarmi.
http://www.youtube.com/watch?v=eO2aYvMqxlI
[...]
"Non è che la vita vada come tu te la immagini.
Fa la sua strada, e tu la tua.
Io non è che volevo essere felice, questo no.
Volevo... Salvarmi.
Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare:
dalla parte dei desideri.
Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente:
il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti.
No. Sono i desideri che salvano.
Sono l'unica cosa vera.
Tu stai con loro, e ti salverai.
Però troppo tardi l'ho capito.
Se le dai tempo alla vita lei si rigira in un modo strano, inesorabile:
e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male.
E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare,
più ti agiti più s'ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci.
Non se ne esce.
Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare.
Con tutta la forza che avevo.
Mi sono fatto tanto di quel male che tu,
non puoi nemmeno immaginare."
Anche a me, vengono i brividi. L'ascolterei per ore, ore, ore. Senza mai stancarmi.
http://www.youtube.com/watch?v=eO2aYvMqxlI
[...]
"Non è che la vita vada come tu te la immagini.
Fa la sua strada, e tu la tua.
Io non è che volevo essere felice, questo no.
Volevo... Salvarmi.
Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare:
dalla parte dei desideri.
Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente:
il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti.
No. Sono i desideri che salvano.
Sono l'unica cosa vera.
Tu stai con loro, e ti salverai.
Però troppo tardi l'ho capito.
Se le dai tempo alla vita lei si rigira in un modo strano, inesorabile:
e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male.
E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare,
più ti agiti più s'ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci.
Non se ne esce.
Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare.
Con tutta la forza che avevo.
Mi sono fatto tanto di quel male che tu,
non puoi nemmeno immaginare."
lunedì 9 novembre 2009
Minaccia di morte
Ho una voglia matta di prendere la patente.
Più che altro perchè così finisce questo benedetto calvario.
Sono stanco, il tempo è di merda e non ho un cazzo voglia di prendere armi e bagagli e rinchiudermi per un'ora in una stanza poco illuminata per premere insistentemente un mouse sperando di rispondere correttamente al test di prova.
E' anche vero, però, che nella vita nessuno ti regala niente, che nella vita le cose te le devi guadagnare, che più sgobbi più il Signore, lassù, ti tiene il posto, che più semini più raccogli.
Quindi mi conviene fare poco lo sbruffone e alzare il culo da questa sedia.
Potessi, mi sparerei.
Ma sono talmente scazzato che non avrei nemmeno tutta questa voglia di prendere la pistola di papà e premere il grilletto.
E con la fortuna che ho, se solo ci provassi, troverei pure il caricatore scarico.
Bon, vado.
Ciao.
Più che altro perchè così finisce questo benedetto calvario.
Sono stanco, il tempo è di merda e non ho un cazzo voglia di prendere armi e bagagli e rinchiudermi per un'ora in una stanza poco illuminata per premere insistentemente un mouse sperando di rispondere correttamente al test di prova.
E' anche vero, però, che nella vita nessuno ti regala niente, che nella vita le cose te le devi guadagnare, che più sgobbi più il Signore, lassù, ti tiene il posto, che più semini più raccogli.
Quindi mi conviene fare poco lo sbruffone e alzare il culo da questa sedia.
Potessi, mi sparerei.
Ma sono talmente scazzato che non avrei nemmeno tutta questa voglia di prendere la pistola di papà e premere il grilletto.
E con la fortuna che ho, se solo ci provassi, troverei pure il caricatore scarico.
Bon, vado.
Ciao.
giovedì 5 novembre 2009
L'amour toujours 2
Sarà che qui a Torino c'è un fuso orario diverso, sarà che col fatto che abbiamo spostato l'ora ho perso la cognizione del tempo, sarà che sto tutti i weekend fuori casa, sarà che tutta questa voglia di scrivere non ce l’ho, sarà quel che sarà...mi sono dimenticato di scrivere.
Poco male.
Dov'eravamo rimasti?
Ah, sì, dovevo sputtanare il protagonista dell'ultima mia love story.
Cominciamo, come al solito, dal principio.
Una bella domenica sera un mio carissimo amico - talmente caro che infatti non ci sentiamo e non ci vediamo da un botto - propone di andare insieme ad un apericena. Accetto con molto entusiasmo e così in quattro e quattr'otto esco di casa e aspetto il mio amico sotto casa dal momento che papino gli aveva dato la macchinina. Arriva, salgo, ciacoliamo del più e del meno e finalmente arriviamo all'ingresso della discoteca. Pieno così, un freddo cane e in più i proprietari che dall'interno preferiscono fissarci che lasciarci entrare.
Una volta entrati facciamo l'unica cosa che puoi fare ad un apericena: sgraffignare qualcosa al bancone, bere un fottuto cocktail, decidere di rivolgere la parola al tizio che hai su MSN e che non hai mai visto dal vivo, inventare una scusa per smollarlo e vedere lo spettacolino delle drag-queen che, puntuali come la morte,ogni domenica preparano. Una tristezza unica: tutte queste (o questi?) simpaticone alte tre metri (due di parrucca) che saltellano qua e là muovendo le labbra al ritmo di musica e chiudendo gli occhi come se fossero proprio loro, a cantare.
Dopo i loro cinque minutini di celebrità per fortuna si dileguano e lasciano spazio agli ospiti per ballare, saltellare e sculettare in mezzo alla pista da ballo.
All'improvviso...spatabum, una visione, un'apparizione celestiale. La Madonna di Lourdes? Quasi.
Lo vedo sorridere e ciaciarare con un amico e a primo impatto lo trovo carino.
A secondo impatto pure.
Così decido di perseguitarlo con lo sguardo, ma tempo due secondi e lo perdo di vista.
...Qualche giorno dopo...
Navigando sul profilo di un mio amico su Facebook vedo proprio quel tale di quella domenica sorridere in una foto. Ci clicco su, becco nome e cognome e con un altro click lo aggiungo. Dopo un po' accetta la mia richiesta di amicizia e come al solito spulcio per benino il suo profilo. Foto, informazioni, note, bacheca. Tutto.
Tra un "mi piace" e una battutina idiota finiamo col conoscerci secondo il classico procedimento: una continua valanga di "mi piace", poi qualche commento agli stati, il messaggino privato pieno di smile e punti esclamativi ( “ahahah è vero, l’ho notato anch’io!!!!!!!!!!!!!”) e infine discorsi seri con relativo indirizzo MSN e numero di telefonino.
Il gioco è fatto, penso entusiasta.
Smsaggiamo per diversi giorni e una mattina, siccome non ce la faccio più di vivere di sole parole virtuali, giro talmente tanto attorno al discorso "vedersi" che finalmente propone di uscire.
Faccio il prezioso: dico subito di sì con un entusiasmo mai avuto in vita mia e incomincio a farmi un po' di paranoie.
La sera dell'appuntamento gli dimostro quanto sono maturo e mi porto dietro un mio amico, che poveraccio se solo potesse ammazzarmi con lo sguardo lo farebbe, siccome gli rompo i coglioni per tutto il pomeriggio con i miei castelli in aria (già mi vedo fidanzato e innamorato).
Lascio a lui la scelta del posto in cui cenare e mi porta in un bel ristorante: luci soffuse, cameriera che sembra Eva Grimaldi e una statua d’oro immensa di Buddha dietro di lui. Quando lo guardo, vedo dietro di lui spuntare il sorriso ebete di Buddha.
Che romantico.
Dopo aver sputtanato alla grande qualche nostro conoscente finalmente si accorge di avere davanti a sè un ebete che gli sorride, e così parla di me. O meglio: mi critica. Sei strano, sei piccolo, sei andato all'asilo ieri?, ma con che coraggio sei uscito con X o Y?, io ci sono uscito una volta e mi è bastata e roba simile.
Io, piccolo piccolo, più fumante dalla rabbia di una merda, nascondo il mio viso imbarazzato dietro il mio maglione largo di due taglie giallo canarino. Poi, il povero scemo, che finalmente si accorge che mi sta mettendo in imbarazzo, finalmente la pianta e divora la sua pizza. E io la mia.
Paga il conto, mettendomi nuovamente in imbarazzo e propone di andare a fare un giro.
Ma no, pensavo di andare a pescare sul lago!
Gli racconto un po’ di me e dimostra il suo interesse guardandosi attorno, guardando a terra, ridendo o sbuffando. O, peggio, fingendo di ridere alle mie battutine.
Mi giro verso di lui: “Senti, hai rotto. O mi ascolti, o ciao”
Propone di ascoltarmi, ma ormai non ho più niente da dire. Mi piace solo fisicamente.
Non mi arrendo, sono convinto che dentro di lui ci sia qualcosa di buono.
E infatti tempo qualche minuto e mi porta in una grande libreria della quale non conoscevo l’esistenza: mi lascia vagare tra gli scaffali, mi lascia sfogliare i libri e mi accorgo che anche lui ama i libri, che è sereno là dentro. Gli sorrido e mi sorride.
Prima che ci si paralizzi la bocca ci mettiamo a ridacchiare come due poveri dementi guardando un libro di animali illustrato. Sai che ridere…
Siccome si fa una certa ora mi dirigo verso la fermata dell’autobus, non voglio passaggi, non voglio rimanere in debito con nessuno ma il tale si offre di portarmi a casa: “ma no, ma dai, a quest’ora, figurati, lo faccio volentieri”
Volentieri andiamo a prendere la macchina e volentieri ci facciamo una bella chiacchierata sulle esperienze sessuali (un argomento a caso), su come vivi una storia d’amore (argomento di scorta) e boiate del genere.
Arrivo sotto a casa e mi viene una voglia irresistibile di baciarlo, infatti mi irrigidisco facendo tutto tranne che scendere dalla macchina. La volpe, che forse ha capito tutto, sta al gioco e fa finta di niente continuando a parlare. I minuti scorrono e noi due siamo ancora là come due baccalà a parlare. Mi rompo il cazzo e siccome di fare la prima mossa no, proprio no, non se ne parla, faccio per avviarmi nella vana speranza che afferri il mio viso e mi baci, mangiandomi il volto.
Tempo di arrivare a casa e lavarmi e ricevo il suo messaggio molto originale: bella serata, grazie mille, parlare con te è sempre bello (pensa se fosse stato brutto!), spero di rivederti, dai che poi organizziamo, sì sì, notte, ciao ciao.
Inutile dire che poi, finimmo col fidanzarci. Il primo bacio scattò nella sua macchina, sotto la pioggia, un sabato sera in cui propose (che volpe) di stare fuori tutta la notte e vedere il sole sorgere. Parliamo tipo qualche oretta, poi sosta in torteria e…beh, che diamine si può fare di notte, in una macchina, quando si è in due, sotto la pioggia? Non facemmo all’amore ma facemmo gli innamorati: giocavamo a fare i gelosi, ci mandavamo gli sms a trenta centimetri di distanza, bacini, coccole e cose così.
Vuole vedermi tutti i giorni perché, si sa, ora siamo fidanzati e quindi bisogna vedersi tutti i giorni. Il sottoscritto asseconda i capricci del principino di ‘sto cazzo e si fa il culo per uscire di casa anche solo per vederlo mezz’ora. Nulla da dire: lo trovo sempre carino, ma cazzo se è un coglione. Non va bene come mi vesto, gli occhiali da sole che porto, la compagnia che frequento. Non va bene niente. Per fortuna ci sono lui e la sua simpatia…
Un bel sabato arrivano le presentazioni ufficiali. E in quale occasione, se non in quella della fiera della salsiccia? Conosco tutti gli amichetti e le amichette, l’amica del cuore, i compagni di università…Insomma, siamo tipo in venti e ricordo a malapena il mio nome e il suo. La cosa positiva è che ce ne fottiamo allegramente della gente e camminiamo mano per mano rischiando di prendercele di santa ragione (viva l’omofobia), di prenderci occhiatine di disappunto (viva l’elasticità mentale) e commenti spietati e gratuiti (viva i pregiudizi) da parte dei salsicciari che, come noi, vanno alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Gli amici sono simpatici, tutto è meraviglioso: la fiera, il fatto che camminiamo mano per mano, il fatto che mangiamo un panino con la salsiccia seduti su un marciapiede guardando la gente scorazzare qua e là.
Qui arriva il bello.
Facciamo l’amore a casa sua. I suoi non ci sono e con la scusa di mostrarmi la sua casa mi si fionda addosso. Dopo il calvario ci facciamo la doccia assieme e mi accompagna in un ristorante in centro, dove una mia compagna di classe festeggerà gli anni.
Per tutta la serata sto con il muso lungo così, impaurito come un cucciolo: mi ha solo usato, non si farà più sentire, sono un cretino, da domani si cambia e blablabla.
Per fortuna non è così, non mi ha usato, mi manda l’sms della buonanotte e io sono sereno.
Finiamo con lo stare insieme tre mesi.
Traccio mentalmente un elenco delle cose positive e delle cose negative di questo rapporto e – udite udite – mi accorgo che ci sono più aspetti negativi che positivi. Il bello è che mi accontento, convincendomi che sarà un saldissimo rapporto. Stronzate. Eh sì, se il giovane sapesse…
Ogni mia camicia non va mai bene.
I miei amici sono immaturi.
La mia migliore amica ha il culo più bello del mio.
Ho troppi peli sulle gambe.
Parlo troppo.
Sono troppo saccarino negli sms.
Ho una risata idiota.
Non faccio altro che leggere.
Il regalo che gli ho fatto (un giorno in cui ero preso benissimo decisi di fare la stronzata di prendere un quaderno, appiccicarci le nostre foto, gli scontrini dei posti in cui andavamo insieme, scriverci i testi delle mie canzoncine preferite, riportare nero su bianco le mie paure – che il nostro rapporto finisca -, le mie speranze – che lui non mi molli – e altre cose. Quando si dice fare i misteriosi, eh?) è una cosa molto adolescenziale.
Il mio libro non l’ha mai letto nonostante mi avesse rotto tre quarti di minchia: portamelo, firmamelo, dedicamelo.
Il commento più bello fu: sei troppo piccolo per me, la differenza d’età è notevole.
Il tizio è davvero fissato con ‘sta cazzo di differenza di età (per la cronaca: 6 anni), non fa altro che ripetere che presto ci lasceremo, che viviamo in due mondi diversi, che in alcune cose non ci arrivo ecc.
Un bel pomeriggio di sole ricevo un suo sms: vediamoci.
Ok.
Mi tira pacco, avvisandomi cinque minuti prima dell’incontro.
Un altro bel pomeriggio di sole ricevo un suo sms: vediamoci.
Ok.
Altro pacco.
Arrivo a quota tre.
Alla quarta mi rompo il cazzo, ma lui mi anticipa. Mi molla.
Perché siamo incompatibili, c’è troppa differenza di età e poi nessun suo amico mi vede bene con lui.
Va bene. Gli dico guardandolo negli occhi che mi fa schifo, che mi ha deluso, che lo facevo più maturo e che ovviamente non voglio più né sentirlo né vederlo.
Amici?, mi domanda.
Scordatelo, gli rispondo.
…Due settimane dopo…
Venerdì. Discoteca.
Ballo come un disperato sul cubo, mi sento fighissimo.
Lo vedo, mi vede, mi chiama, scendo, mi prende per mano, l’afferro, mi dice di seguirlo, lo seguo, mi chiede scusa, ridacchio, mi richiede scusa, ri-ridacchio, mi dice mi sei mancato, gli dico anche io, mi dice sono stronzo, gli dico lo so, mi chiede di ritornare insieme e che faccio?
Ma dico di sì, ovvio!
Trombiamo, quella notte. Trombiamo in macchina, ci diamo dentro come due trivelle umane in un fottuto parcheggio buio. Poi mi dice ti amo.
La mattina seguente mi molla.
Piango. Mi dispero. Gli scrivo. Gli chiedo scusa (di cosa, non lo so. Sicuramente non di averlo sopportato per troppo tempo) ma mi dice no. Dice che mi merito di meglio (che spassoso!), che i fantasmi del suo passato gli hanno fatto visita in questo breve arco di tempo (mah!), che è cullato dalla sua malinconia, che è uno stronzo, che se lo penso faccio bene e che ciao, mi blocca da MSN.
Lo aspetto al varco, il furbetto.
Il giorno del mio compleanno si fa risentire, il furbo. Auguri di qua, ti voglio bene davvero di là. Firmato: il tuo principe deceduto.
Boh, vallo a capire…
Mi chiede di rimetterci assieme.
E siamo a tre.
Col cazzo, gli rispondo.
Nel frattempo mi trovo a Forlì per passare delle bellissime (si fa per dire) vacanze estive. Mi tartassa via sms tutto il tempo. Mi chiede scusa in tutte le salse, mi dedica canzoncine tristanzuole, si auto commisera un po’, dice che è disposto anche a venirmi a trovare (ma è scemo?), che mi ha mollato per il mio bene (?), che ora che sono cambiato (?) mi rivuole com’ero prima (?), che vedendo le mie nuove foto si era spaventato per il mio repentino cambiamento (?), che io so che gli manco (?), che ha sofferto ultimamente di una fortissima emicrania e siccome, si sa, il dolore ti rende lucido si è accorto che gli manco (?) e che mi vuole (?).
Leggo tutto il papiro contenuto in più sms.
Mi faccio qualche risata e mi accorgo che se solo esistesse un simbolo capace di rappresentare graficamente quella mia ormai finita storia d’amore, beh, questo sarebbe un punto interrogativo.
?
E gli scrivo, semplicemente: scordatelo.
Questo perché a furia di ingoiare merda mi sono accordo che la qualità più affascinante e nobile di un uomo è la dignità.
Vado a darmi delle pacche sulla spalla.
Ciao.
Poco male.
Dov'eravamo rimasti?
Ah, sì, dovevo sputtanare il protagonista dell'ultima mia love story.
Cominciamo, come al solito, dal principio.
Una bella domenica sera un mio carissimo amico - talmente caro che infatti non ci sentiamo e non ci vediamo da un botto - propone di andare insieme ad un apericena. Accetto con molto entusiasmo e così in quattro e quattr'otto esco di casa e aspetto il mio amico sotto casa dal momento che papino gli aveva dato la macchinina. Arriva, salgo, ciacoliamo del più e del meno e finalmente arriviamo all'ingresso della discoteca. Pieno così, un freddo cane e in più i proprietari che dall'interno preferiscono fissarci che lasciarci entrare.
Una volta entrati facciamo l'unica cosa che puoi fare ad un apericena: sgraffignare qualcosa al bancone, bere un fottuto cocktail, decidere di rivolgere la parola al tizio che hai su MSN e che non hai mai visto dal vivo, inventare una scusa per smollarlo e vedere lo spettacolino delle drag-queen che, puntuali come la morte,ogni domenica preparano. Una tristezza unica: tutte queste (o questi?) simpaticone alte tre metri (due di parrucca) che saltellano qua e là muovendo le labbra al ritmo di musica e chiudendo gli occhi come se fossero proprio loro, a cantare.
Dopo i loro cinque minutini di celebrità per fortuna si dileguano e lasciano spazio agli ospiti per ballare, saltellare e sculettare in mezzo alla pista da ballo.
All'improvviso...spatabum, una visione, un'apparizione celestiale. La Madonna di Lourdes? Quasi.
Lo vedo sorridere e ciaciarare con un amico e a primo impatto lo trovo carino.
A secondo impatto pure.
Così decido di perseguitarlo con lo sguardo, ma tempo due secondi e lo perdo di vista.
...Qualche giorno dopo...
Navigando sul profilo di un mio amico su Facebook vedo proprio quel tale di quella domenica sorridere in una foto. Ci clicco su, becco nome e cognome e con un altro click lo aggiungo. Dopo un po' accetta la mia richiesta di amicizia e come al solito spulcio per benino il suo profilo. Foto, informazioni, note, bacheca. Tutto.
Tra un "mi piace" e una battutina idiota finiamo col conoscerci secondo il classico procedimento: una continua valanga di "mi piace", poi qualche commento agli stati, il messaggino privato pieno di smile e punti esclamativi ( “ahahah è vero, l’ho notato anch’io!!!!!!!!!!!!!”) e infine discorsi seri con relativo indirizzo MSN e numero di telefonino.
Il gioco è fatto, penso entusiasta.
Smsaggiamo per diversi giorni e una mattina, siccome non ce la faccio più di vivere di sole parole virtuali, giro talmente tanto attorno al discorso "vedersi" che finalmente propone di uscire.
Faccio il prezioso: dico subito di sì con un entusiasmo mai avuto in vita mia e incomincio a farmi un po' di paranoie.
La sera dell'appuntamento gli dimostro quanto sono maturo e mi porto dietro un mio amico, che poveraccio se solo potesse ammazzarmi con lo sguardo lo farebbe, siccome gli rompo i coglioni per tutto il pomeriggio con i miei castelli in aria (già mi vedo fidanzato e innamorato).
Lascio a lui la scelta del posto in cui cenare e mi porta in un bel ristorante: luci soffuse, cameriera che sembra Eva Grimaldi e una statua d’oro immensa di Buddha dietro di lui. Quando lo guardo, vedo dietro di lui spuntare il sorriso ebete di Buddha.
Che romantico.
Dopo aver sputtanato alla grande qualche nostro conoscente finalmente si accorge di avere davanti a sè un ebete che gli sorride, e così parla di me. O meglio: mi critica. Sei strano, sei piccolo, sei andato all'asilo ieri?, ma con che coraggio sei uscito con X o Y?, io ci sono uscito una volta e mi è bastata e roba simile.
Io, piccolo piccolo, più fumante dalla rabbia di una merda, nascondo il mio viso imbarazzato dietro il mio maglione largo di due taglie giallo canarino. Poi, il povero scemo, che finalmente si accorge che mi sta mettendo in imbarazzo, finalmente la pianta e divora la sua pizza. E io la mia.
Paga il conto, mettendomi nuovamente in imbarazzo e propone di andare a fare un giro.
Ma no, pensavo di andare a pescare sul lago!
Gli racconto un po’ di me e dimostra il suo interesse guardandosi attorno, guardando a terra, ridendo o sbuffando. O, peggio, fingendo di ridere alle mie battutine.
Mi giro verso di lui: “Senti, hai rotto. O mi ascolti, o ciao”
Propone di ascoltarmi, ma ormai non ho più niente da dire. Mi piace solo fisicamente.
Non mi arrendo, sono convinto che dentro di lui ci sia qualcosa di buono.
E infatti tempo qualche minuto e mi porta in una grande libreria della quale non conoscevo l’esistenza: mi lascia vagare tra gli scaffali, mi lascia sfogliare i libri e mi accorgo che anche lui ama i libri, che è sereno là dentro. Gli sorrido e mi sorride.
Prima che ci si paralizzi la bocca ci mettiamo a ridacchiare come due poveri dementi guardando un libro di animali illustrato. Sai che ridere…
Siccome si fa una certa ora mi dirigo verso la fermata dell’autobus, non voglio passaggi, non voglio rimanere in debito con nessuno ma il tale si offre di portarmi a casa: “ma no, ma dai, a quest’ora, figurati, lo faccio volentieri”
Volentieri andiamo a prendere la macchina e volentieri ci facciamo una bella chiacchierata sulle esperienze sessuali (un argomento a caso), su come vivi una storia d’amore (argomento di scorta) e boiate del genere.
Arrivo sotto a casa e mi viene una voglia irresistibile di baciarlo, infatti mi irrigidisco facendo tutto tranne che scendere dalla macchina. La volpe, che forse ha capito tutto, sta al gioco e fa finta di niente continuando a parlare. I minuti scorrono e noi due siamo ancora là come due baccalà a parlare. Mi rompo il cazzo e siccome di fare la prima mossa no, proprio no, non se ne parla, faccio per avviarmi nella vana speranza che afferri il mio viso e mi baci, mangiandomi il volto.
Tempo di arrivare a casa e lavarmi e ricevo il suo messaggio molto originale: bella serata, grazie mille, parlare con te è sempre bello (pensa se fosse stato brutto!), spero di rivederti, dai che poi organizziamo, sì sì, notte, ciao ciao.
Inutile dire che poi, finimmo col fidanzarci. Il primo bacio scattò nella sua macchina, sotto la pioggia, un sabato sera in cui propose (che volpe) di stare fuori tutta la notte e vedere il sole sorgere. Parliamo tipo qualche oretta, poi sosta in torteria e…beh, che diamine si può fare di notte, in una macchina, quando si è in due, sotto la pioggia? Non facemmo all’amore ma facemmo gli innamorati: giocavamo a fare i gelosi, ci mandavamo gli sms a trenta centimetri di distanza, bacini, coccole e cose così.
Vuole vedermi tutti i giorni perché, si sa, ora siamo fidanzati e quindi bisogna vedersi tutti i giorni. Il sottoscritto asseconda i capricci del principino di ‘sto cazzo e si fa il culo per uscire di casa anche solo per vederlo mezz’ora. Nulla da dire: lo trovo sempre carino, ma cazzo se è un coglione. Non va bene come mi vesto, gli occhiali da sole che porto, la compagnia che frequento. Non va bene niente. Per fortuna ci sono lui e la sua simpatia…
Un bel sabato arrivano le presentazioni ufficiali. E in quale occasione, se non in quella della fiera della salsiccia? Conosco tutti gli amichetti e le amichette, l’amica del cuore, i compagni di università…Insomma, siamo tipo in venti e ricordo a malapena il mio nome e il suo. La cosa positiva è che ce ne fottiamo allegramente della gente e camminiamo mano per mano rischiando di prendercele di santa ragione (viva l’omofobia), di prenderci occhiatine di disappunto (viva l’elasticità mentale) e commenti spietati e gratuiti (viva i pregiudizi) da parte dei salsicciari che, come noi, vanno alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Gli amici sono simpatici, tutto è meraviglioso: la fiera, il fatto che camminiamo mano per mano, il fatto che mangiamo un panino con la salsiccia seduti su un marciapiede guardando la gente scorazzare qua e là.
Qui arriva il bello.
Facciamo l’amore a casa sua. I suoi non ci sono e con la scusa di mostrarmi la sua casa mi si fionda addosso. Dopo il calvario ci facciamo la doccia assieme e mi accompagna in un ristorante in centro, dove una mia compagna di classe festeggerà gli anni.
Per tutta la serata sto con il muso lungo così, impaurito come un cucciolo: mi ha solo usato, non si farà più sentire, sono un cretino, da domani si cambia e blablabla.
Per fortuna non è così, non mi ha usato, mi manda l’sms della buonanotte e io sono sereno.
Finiamo con lo stare insieme tre mesi.
Traccio mentalmente un elenco delle cose positive e delle cose negative di questo rapporto e – udite udite – mi accorgo che ci sono più aspetti negativi che positivi. Il bello è che mi accontento, convincendomi che sarà un saldissimo rapporto. Stronzate. Eh sì, se il giovane sapesse…
Ogni mia camicia non va mai bene.
I miei amici sono immaturi.
La mia migliore amica ha il culo più bello del mio.
Ho troppi peli sulle gambe.
Parlo troppo.
Sono troppo saccarino negli sms.
Ho una risata idiota.
Non faccio altro che leggere.
Il regalo che gli ho fatto (un giorno in cui ero preso benissimo decisi di fare la stronzata di prendere un quaderno, appiccicarci le nostre foto, gli scontrini dei posti in cui andavamo insieme, scriverci i testi delle mie canzoncine preferite, riportare nero su bianco le mie paure – che il nostro rapporto finisca -, le mie speranze – che lui non mi molli – e altre cose. Quando si dice fare i misteriosi, eh?) è una cosa molto adolescenziale.
Il mio libro non l’ha mai letto nonostante mi avesse rotto tre quarti di minchia: portamelo, firmamelo, dedicamelo.
Il commento più bello fu: sei troppo piccolo per me, la differenza d’età è notevole.
Il tizio è davvero fissato con ‘sta cazzo di differenza di età (per la cronaca: 6 anni), non fa altro che ripetere che presto ci lasceremo, che viviamo in due mondi diversi, che in alcune cose non ci arrivo ecc.
Un bel pomeriggio di sole ricevo un suo sms: vediamoci.
Ok.
Mi tira pacco, avvisandomi cinque minuti prima dell’incontro.
Un altro bel pomeriggio di sole ricevo un suo sms: vediamoci.
Ok.
Altro pacco.
Arrivo a quota tre.
Alla quarta mi rompo il cazzo, ma lui mi anticipa. Mi molla.
Perché siamo incompatibili, c’è troppa differenza di età e poi nessun suo amico mi vede bene con lui.
Va bene. Gli dico guardandolo negli occhi che mi fa schifo, che mi ha deluso, che lo facevo più maturo e che ovviamente non voglio più né sentirlo né vederlo.
Amici?, mi domanda.
Scordatelo, gli rispondo.
…Due settimane dopo…
Venerdì. Discoteca.
Ballo come un disperato sul cubo, mi sento fighissimo.
Lo vedo, mi vede, mi chiama, scendo, mi prende per mano, l’afferro, mi dice di seguirlo, lo seguo, mi chiede scusa, ridacchio, mi richiede scusa, ri-ridacchio, mi dice mi sei mancato, gli dico anche io, mi dice sono stronzo, gli dico lo so, mi chiede di ritornare insieme e che faccio?
Ma dico di sì, ovvio!
Trombiamo, quella notte. Trombiamo in macchina, ci diamo dentro come due trivelle umane in un fottuto parcheggio buio. Poi mi dice ti amo.
La mattina seguente mi molla.
Piango. Mi dispero. Gli scrivo. Gli chiedo scusa (di cosa, non lo so. Sicuramente non di averlo sopportato per troppo tempo) ma mi dice no. Dice che mi merito di meglio (che spassoso!), che i fantasmi del suo passato gli hanno fatto visita in questo breve arco di tempo (mah!), che è cullato dalla sua malinconia, che è uno stronzo, che se lo penso faccio bene e che ciao, mi blocca da MSN.
Lo aspetto al varco, il furbetto.
Il giorno del mio compleanno si fa risentire, il furbo. Auguri di qua, ti voglio bene davvero di là. Firmato: il tuo principe deceduto.
Boh, vallo a capire…
Mi chiede di rimetterci assieme.
E siamo a tre.
Col cazzo, gli rispondo.
Nel frattempo mi trovo a Forlì per passare delle bellissime (si fa per dire) vacanze estive. Mi tartassa via sms tutto il tempo. Mi chiede scusa in tutte le salse, mi dedica canzoncine tristanzuole, si auto commisera un po’, dice che è disposto anche a venirmi a trovare (ma è scemo?), che mi ha mollato per il mio bene (?), che ora che sono cambiato (?) mi rivuole com’ero prima (?), che vedendo le mie nuove foto si era spaventato per il mio repentino cambiamento (?), che io so che gli manco (?), che ha sofferto ultimamente di una fortissima emicrania e siccome, si sa, il dolore ti rende lucido si è accorto che gli manco (?) e che mi vuole (?).
Leggo tutto il papiro contenuto in più sms.
Mi faccio qualche risata e mi accorgo che se solo esistesse un simbolo capace di rappresentare graficamente quella mia ormai finita storia d’amore, beh, questo sarebbe un punto interrogativo.
?
E gli scrivo, semplicemente: scordatelo.
Questo perché a furia di ingoiare merda mi sono accordo che la qualità più affascinante e nobile di un uomo è la dignità.
Vado a darmi delle pacche sulla spalla.
Ciao.
venerdì 23 ottobre 2009
L'amour toujours
Questa sera mi diletterò nella narrazione delle mie sgangherate e strampalate storielline d'amore. Il fatto che abbiano fatto decisamente cagare non vuole dire molto. In fondo, c'è sempre qualcosa di positivo in ogni cosa. Nel mio caso, ho capito che a differenza degli altri, che della loro vita non sanno e non fanno un cazzo, io ho un talento speciale: so attirare i deficienti.
Partiamo dall'inizio.
La prima vera e propria cotta risale a quando facevo prima media. Era della mia stessa scuola. La vedevo scorazzare tra i corridoi dell'edificio a braccetto con le sue amichette. Oggettivamente, faceva cagare, ma a me piaceva un sacco. Piaceva talmente tanto che me ne innamorai. Dopo di lei, ce ne sono state tante altre, di cotte, ma rimarrà sempre e comunque la persona che ho amato più della mia stessa vita. Ho proprio patito le pene dell'inferno, per questa. Letterine, sms, squilli insistenti, appostamenti sotto casa sua. A 12 anni ero già uno stalker a tutti gli effetti. Ovviamente lei me lo fece capire in tutte le salse: le facevo schifo, ero insistente, ero troppo piccolo (era una mia coetanea) e poi aveva detto no e basta. Un suo sms, l'ultimo, diceva: "Ho detto no. E non insistere"
Da allora cercai di fare una cosa che mi rivoluzionò - o quasi - la vita: farmi furbo.
Incominciai a fare il prezioso, a non guardarla più, a non tremare quando la incontravo per strada e riuscii anche a toglierle il saluto. Tutto questo non servì a niente, perchè ero proprio innamorato, proprio perso. Tentai il tutto e per tutto qualche anno dopo - cioè tre anni fa: niente da fare. Le facevo ancora schifo.
Così, dopo aver capito che di me non aveva capito un'emerita minchia, che dei miei sentimenti se ne sbatteva le balle e che con le mie letterine si puliva il sedere scoprii che - udite udite - non mi meritava. All'inizio, dicevo così perchè sapevo che era giusto lo pensassi. Poi, quando maturai, capii che in effetti avevo ragione: avevo davvero molto da darle, da offrirle e soprattutto tanto, ma tanto di quell'amore che la metà sarebbe bastata. Gliel'avevo dimostrato in tutti - e dico tutti i modi. Non l'aveva capito: cazzi suoi.
Erase&Rewind.
Cambiamento radicale: cambiamo sesso. Deluso dal sesso femminile, tentai col maschile (ovviamente la mia ricerca dell'amore non procedeva per tentativi ed errori, ero semplicemente cosciente della mia bisessualità).
Proviamo, mi dissi. E provai.
Boh, situazione molto confusa.
Diciamo che siamo ancora insieme, siamo ancora fidanzati. Non c'è mai stato un "è finita", "ti odio, non ti voglio più sentire", "c'è qualcun altro", "ciao ciao". Ci siamo solo visti due volte, alla prima gli ho detto ti amo, alla seconda mi ha regalato il suo profilo. Siamo rimasti con un: "Dai, quando arrivi a casa mi mandi un sms?" (era venuto lui da me).
"Sì", mi rispose.
Qualcuno di voi l'ha più sentito?
Lo cornificai. Non si era fatto sentire da settimane, quindi capii che forse qualcosina era cambiato. Vabbò, pazienza. Conobbi un tale che aveva un anno in più di me. Insopportabile, appiccicoso, una vera e propria piattola. Dopo un po' di tempo lo rivalutai: era solo uno sfigato, un ragazzo solo e incompreso. Diventammo migliori amici e siccome o mi odi o mi ami, optò per la seconda. Tempo qualche mese e dichiarò il suo amore viscerale nei miei confronti. Ci rimasi di merda: il mio migliore amico si era innamorato di me?
Sissignore. Ricariche telefoniche per poterci mandare gli sms (ogni settimana mi faceva una ricarica da 50 euro), foto scattate "per me", addirittura una volta si comprò una maglia uguale alla mia.
Litigammo, so solo questo. Non ricordo nemmeno il motivo. So solo che quando lo incontro tuttora per strada lo saluto e bon. Penso che mi sia arrabbiato perchè poi lui si scocciò di amarmi a vuoto e dedicò le sue attenzioni a qualcun altro, che stavolta ricambiò. Geloso del suo amore non ricambiato, mi incazzai. Fine.
Questa è una delle mie preferite.
Michele di Asti.
Ci eravamo conosciuti in chat. Solite cazzate: ciao, sei carino, ma davvero troppo, dai incontriamoci. Dai. Incontriamolo.
Dopo aver inventato tante di quelle cazzate colossali ai miei genitori feci un biglietto del treno: da Torino ad Asti. Come una pera cotta persi il treno e da che dovevo partire alle otto di mattina partii alle undici. Per passarmi il tempo, siccome con me non avevo nè un libro nè un quaderno decisi di fare avanti e indietro come un deficiente con il pullman. Da capolinea a capolinea. Quando mi accorsi che l'autista mi guardava con fare perplesso e che la mia testa non ce la faceva più di reggere il rumore del motore del bus raggiunsi nuovamente la stazione. Non solo presi un treno sbagliato e quindi dovetti pagare di più il biglietto, ma mi annoiai a morte, perchè incontrai sul sedile di fronte al mio una signora che aveva una voglia matta di parlarmi di suo figlio e dei soliti dolori alle gambe, alla schiena, alle mani e Dio sa solo in che altro posto.
"Dlin dlon, stazione di Asti".
Scendo.
Vuoto. Il deserto del Sahara era più affollato. Gli mandai un sms dolcissimo, della serie: "Uei, sono arrivato. Dove sei?"
"Arrivo, son sul bus."
Arrivò e il cuore prese a battere fortissimo. Sì, lo amavo. A me bastava vedere la sua camminata per rendermi conto che era l'amore della mia vita e blablabla. Stammo insieme per tipo quattro ora: per tre ore e mezza sparammo cazzate a vanvera e per mezz'ora decidemmo di farci furbi e parlare seriamente. In pratica, lo conobbi solo per mezz'ora. Era un appassionato di antiquariato (bleah), di pc antichi (bleah) e il suo tempo libero lo passava aggiustando mobili di legno antichi (bleah).
Però, era bellissimo lo stesso.
L'ambientazione era molto romantica: una cazzo di panchina e un cazzo di albero davanti. Per non guardarlo negli occhi fissai talmente tanto quest'albero che lo vidi in ogni prospettiva. Se me l'avesse chiesto, gli avrei anche detto quante foglie aveva.
Poi...il momento del bacio.
Bellissimo.
Classica scena delle tossicchiate nervose e delle mie solite risatine idiote e imbarazzate. I nostri discorsi diventarono così:
Lui: "Allora, ti piace star qui?"
Io: "Hihi...Sissì..."
Lui: "Mi fa piacere. Mi sento a mio agio."
Io: "Sì, anche io. Eheh..."
Lui: "Perchè ridi?"
Io: "Non saprei hihi"
Un clown in confronto a me faceva piangere. Si avvicinò ma con la coda dell'occhio vidi una signora portare a spasso il suo Bobby, così il magico momento scomparve, si avvicinò l'ora di andare via, lui si era scocciato, io ero imbarazzato, quindi mi accompagnò in stazione, gli feci talmente pietà da pagarmi anche il biglietto, mi salutò e qualche giorno mi scrisse che era ora di finirla perchè non gli davo certezze, che l'ex ancora lo martellava, che era un sacco impegnato che questo che quello e quindi ciao ciao e tante belle cose.
Qualche settimana dopo incontrai un suo omonimo. In foto era accettabile, dal vivo ridicolo. Odiavo tutto di lui: il naso, gli occhi, le scarpe, la voce, la camminata, i modi di fare. Di bello aveva solo una casa tutta per lui e un bel panorama che si vedeva dal suo terrazzo. Ero talmente disperato, talmente incazzato con il tale di Asti e avevo così voglia di alzarmi la mattina per ricevere un qualunque messaggio del buongiorno che me lo feci piacere e ogni volta che qualcuno mi chiedeva come fosse questo tizio misterioso rispondevo: "Oh...E' bellissimo!"
Bello un corno.
Non lo sopportavo: telefonava ogni secondo e aveva il vizio di chiamarmi "persona speciale"...Che cazzo vuol dire persona speciale?
Tutti, per tutti, siamo speciali. Non c'è mai quello che dice: "Ah la mia amica/mamma/partner è una testa di minchia".
Vabbè. Un giorno decidemmo di ufficializzare la nostra relazione. Accadde proprio così: "ci fidanziamo?", "ok".
Da allora fummo insieme. Durò pochissimo, mi stancai subito delle sue telefonatine, delle sue troppe attenzioni e del fatto che, misteriosamente, eravamo insieme ma non potevamo baciarci. Nel senso che strusciarsi e altro andava più che bene, ma baciarsi no, proprio no. Mi avvicinavo timidamente alla sua bocca e con una brusca deviazione, girava la testa dall'altra parte. Non una, non due, non tre volte. SEMPRE!
La canzone della nostra storia fu "Disturbia", di Rihanna. Non perchè ci piacesse in particolar modo o perchè ascoltandola ci facesse venire in mente chissà quale momento della nostra brevissima relazione, ma perchè era fissatissimo con quella canzone. Ascoltavamo solo quella. Se proprio si sentiva originale, "Sweet about me" di Gabriella Cilmi, che non solo a me non piaceva, ma me la cantava nell'orecchio sbagliando tutte e dico tutte le parole.
Era una cosa tipo: "Suirabaummì! Notta suirabaummììì!"
Che tristezza.
Tentai di liquidarmelo con tutti i mezzi possibili: il silenzio, la maleducazione. Niente, era proprio cotto.
Una mattina, a scuola, ricevetti un sms che diceva: "Questa mattina un principe azzurro verrà a prenderti davanti a scuola con il suo bel cavallo bianco".
Inutile dire che eravamo proprio alla frutta.
Davanti scuola?! Principe azzurro, cavallo bianco?!
Gli risposi: "Ma sei impazzito? All'uscita viene a prendermi mio padre!"
"E vabbè..."
"Vabbè?! Quello ammazza prima me, poi te..."
Non so cosa mi rispose, so solo che rimase sempre fermo su quel punto: lui mi sarebbe venuto a prendere, a costo di incontrare il Fantasma Formaggino per strada.
Decisi di inventare una palla enorme, ma proprio grande.
"Senti, mio nonno è all'ospedale e a mio papà hanno sparato in un braccio. Non è il caso"
Minuti di silenzio di imbarazzo. Poi la sua risposta: "Ah...Boh, se vuoi del tempo per riflettere su noi te lo concedo"
Che carino, me lo concedeva. Ma vaffanculo!
No, gli dissi, no. Basta, è finita.
Mi sentii prima un bugiardo (vero), poi un coglione (vero: mio papà sarebbe venuto a prendermi a scuola in fin di vita?) e soprattutto una merda (vero).
Però, in quel momento mi interessava togliermelo dalle balle. Si sarebbe ripreso in fretta.
Infatti, tempo qualche giorno lo incontrai sulla metro in compagnia di un tizio. Ascoltavano insieme la musica.
Molto probabilmente "Disturbia" di Rihanna.
Ora veniamo alle ultime due.
Siccome mi stavano molto a cuore le relazioni a distanza, optai, stavolta, per Novara.
Primo appuntamento.
La dolce e bella anima mi raggiunse fino a casa e cenammo fuori. Durante la cena mi guardò negli occhi e mi disse: "Ti bacerei davanti a tutti". Come avrete ben capito non lo fece. Pagò il conto (mi anticipò, volevo pagare io per lui) e optammo per andarci a bere qualcosa in centro e poi per andare a ballare in discoteca.
Per tutto il tempo fu molto premuroso e dolce: hai freddo? tieni il mio maglione! Sete? Ti offro da bere! Imbarazzato? Ma no, dai, vieni, fatti abbracciare. Sonno? Appoggiati sulla mia spalla.
Stavolta ne ero proprio sicuro, sì sì: avevo trovato la mia dolce metà: premuroso, tenero, bello (lo era, molto), affettuoso. Garantito al limone.
Come no.
Tempo di arrivare in macchina ed era eccitato come un cretino, sembrava un cane in calore. Mancava la lingua penzoloni e il pisellino rosso rosso e ritto ritto.
Più cretino di lui, cedetti alle sue lusinghe e tutto il resto fu leggenda.
Non ci mollammo.
Mi chiamava "amore", "piccolo", i suoi messaggi erano tutti picci pucci, chiamate tipo cinque o sei volte al giorno ma no, per lui non eravamo fidanzati.
In pratica tutti sapevano che io ero fidanzato con lui. Il bello è che ero l'unico dei due a crederci fermamente. L'altro, se ne sbatteva allegramente i coglioni.
La più bella, arriva domani.
Merita un capitolo a parte.
Partiamo dall'inizio.
La prima vera e propria cotta risale a quando facevo prima media. Era della mia stessa scuola. La vedevo scorazzare tra i corridoi dell'edificio a braccetto con le sue amichette. Oggettivamente, faceva cagare, ma a me piaceva un sacco. Piaceva talmente tanto che me ne innamorai. Dopo di lei, ce ne sono state tante altre, di cotte, ma rimarrà sempre e comunque la persona che ho amato più della mia stessa vita. Ho proprio patito le pene dell'inferno, per questa. Letterine, sms, squilli insistenti, appostamenti sotto casa sua. A 12 anni ero già uno stalker a tutti gli effetti. Ovviamente lei me lo fece capire in tutte le salse: le facevo schifo, ero insistente, ero troppo piccolo (era una mia coetanea) e poi aveva detto no e basta. Un suo sms, l'ultimo, diceva: "Ho detto no. E non insistere"
Da allora cercai di fare una cosa che mi rivoluzionò - o quasi - la vita: farmi furbo.
Incominciai a fare il prezioso, a non guardarla più, a non tremare quando la incontravo per strada e riuscii anche a toglierle il saluto. Tutto questo non servì a niente, perchè ero proprio innamorato, proprio perso. Tentai il tutto e per tutto qualche anno dopo - cioè tre anni fa: niente da fare. Le facevo ancora schifo.
Così, dopo aver capito che di me non aveva capito un'emerita minchia, che dei miei sentimenti se ne sbatteva le balle e che con le mie letterine si puliva il sedere scoprii che - udite udite - non mi meritava. All'inizio, dicevo così perchè sapevo che era giusto lo pensassi. Poi, quando maturai, capii che in effetti avevo ragione: avevo davvero molto da darle, da offrirle e soprattutto tanto, ma tanto di quell'amore che la metà sarebbe bastata. Gliel'avevo dimostrato in tutti - e dico tutti i modi. Non l'aveva capito: cazzi suoi.
Erase&Rewind.
Cambiamento radicale: cambiamo sesso. Deluso dal sesso femminile, tentai col maschile (ovviamente la mia ricerca dell'amore non procedeva per tentativi ed errori, ero semplicemente cosciente della mia bisessualità).
Proviamo, mi dissi. E provai.
Boh, situazione molto confusa.
Diciamo che siamo ancora insieme, siamo ancora fidanzati. Non c'è mai stato un "è finita", "ti odio, non ti voglio più sentire", "c'è qualcun altro", "ciao ciao". Ci siamo solo visti due volte, alla prima gli ho detto ti amo, alla seconda mi ha regalato il suo profilo. Siamo rimasti con un: "Dai, quando arrivi a casa mi mandi un sms?" (era venuto lui da me).
"Sì", mi rispose.
Qualcuno di voi l'ha più sentito?
Lo cornificai. Non si era fatto sentire da settimane, quindi capii che forse qualcosina era cambiato. Vabbò, pazienza. Conobbi un tale che aveva un anno in più di me. Insopportabile, appiccicoso, una vera e propria piattola. Dopo un po' di tempo lo rivalutai: era solo uno sfigato, un ragazzo solo e incompreso. Diventammo migliori amici e siccome o mi odi o mi ami, optò per la seconda. Tempo qualche mese e dichiarò il suo amore viscerale nei miei confronti. Ci rimasi di merda: il mio migliore amico si era innamorato di me?
Sissignore. Ricariche telefoniche per poterci mandare gli sms (ogni settimana mi faceva una ricarica da 50 euro), foto scattate "per me", addirittura una volta si comprò una maglia uguale alla mia.
Litigammo, so solo questo. Non ricordo nemmeno il motivo. So solo che quando lo incontro tuttora per strada lo saluto e bon. Penso che mi sia arrabbiato perchè poi lui si scocciò di amarmi a vuoto e dedicò le sue attenzioni a qualcun altro, che stavolta ricambiò. Geloso del suo amore non ricambiato, mi incazzai. Fine.
Questa è una delle mie preferite.
Michele di Asti.
Ci eravamo conosciuti in chat. Solite cazzate: ciao, sei carino, ma davvero troppo, dai incontriamoci. Dai. Incontriamolo.
Dopo aver inventato tante di quelle cazzate colossali ai miei genitori feci un biglietto del treno: da Torino ad Asti. Come una pera cotta persi il treno e da che dovevo partire alle otto di mattina partii alle undici. Per passarmi il tempo, siccome con me non avevo nè un libro nè un quaderno decisi di fare avanti e indietro come un deficiente con il pullman. Da capolinea a capolinea. Quando mi accorsi che l'autista mi guardava con fare perplesso e che la mia testa non ce la faceva più di reggere il rumore del motore del bus raggiunsi nuovamente la stazione. Non solo presi un treno sbagliato e quindi dovetti pagare di più il biglietto, ma mi annoiai a morte, perchè incontrai sul sedile di fronte al mio una signora che aveva una voglia matta di parlarmi di suo figlio e dei soliti dolori alle gambe, alla schiena, alle mani e Dio sa solo in che altro posto.
"Dlin dlon, stazione di Asti".
Scendo.
Vuoto. Il deserto del Sahara era più affollato. Gli mandai un sms dolcissimo, della serie: "Uei, sono arrivato. Dove sei?"
"Arrivo, son sul bus."
Arrivò e il cuore prese a battere fortissimo. Sì, lo amavo. A me bastava vedere la sua camminata per rendermi conto che era l'amore della mia vita e blablabla. Stammo insieme per tipo quattro ora: per tre ore e mezza sparammo cazzate a vanvera e per mezz'ora decidemmo di farci furbi e parlare seriamente. In pratica, lo conobbi solo per mezz'ora. Era un appassionato di antiquariato (bleah), di pc antichi (bleah) e il suo tempo libero lo passava aggiustando mobili di legno antichi (bleah).
Però, era bellissimo lo stesso.
L'ambientazione era molto romantica: una cazzo di panchina e un cazzo di albero davanti. Per non guardarlo negli occhi fissai talmente tanto quest'albero che lo vidi in ogni prospettiva. Se me l'avesse chiesto, gli avrei anche detto quante foglie aveva.
Poi...il momento del bacio.
Bellissimo.
Classica scena delle tossicchiate nervose e delle mie solite risatine idiote e imbarazzate. I nostri discorsi diventarono così:
Lui: "Allora, ti piace star qui?"
Io: "Hihi...Sissì..."
Lui: "Mi fa piacere. Mi sento a mio agio."
Io: "Sì, anche io. Eheh..."
Lui: "Perchè ridi?"
Io: "Non saprei hihi"
Un clown in confronto a me faceva piangere. Si avvicinò ma con la coda dell'occhio vidi una signora portare a spasso il suo Bobby, così il magico momento scomparve, si avvicinò l'ora di andare via, lui si era scocciato, io ero imbarazzato, quindi mi accompagnò in stazione, gli feci talmente pietà da pagarmi anche il biglietto, mi salutò e qualche giorno mi scrisse che era ora di finirla perchè non gli davo certezze, che l'ex ancora lo martellava, che era un sacco impegnato che questo che quello e quindi ciao ciao e tante belle cose.
Qualche settimana dopo incontrai un suo omonimo. In foto era accettabile, dal vivo ridicolo. Odiavo tutto di lui: il naso, gli occhi, le scarpe, la voce, la camminata, i modi di fare. Di bello aveva solo una casa tutta per lui e un bel panorama che si vedeva dal suo terrazzo. Ero talmente disperato, talmente incazzato con il tale di Asti e avevo così voglia di alzarmi la mattina per ricevere un qualunque messaggio del buongiorno che me lo feci piacere e ogni volta che qualcuno mi chiedeva come fosse questo tizio misterioso rispondevo: "Oh...E' bellissimo!"
Bello un corno.
Non lo sopportavo: telefonava ogni secondo e aveva il vizio di chiamarmi "persona speciale"...Che cazzo vuol dire persona speciale?
Tutti, per tutti, siamo speciali. Non c'è mai quello che dice: "Ah la mia amica/mamma/partner è una testa di minchia".
Vabbè. Un giorno decidemmo di ufficializzare la nostra relazione. Accadde proprio così: "ci fidanziamo?", "ok".
Da allora fummo insieme. Durò pochissimo, mi stancai subito delle sue telefonatine, delle sue troppe attenzioni e del fatto che, misteriosamente, eravamo insieme ma non potevamo baciarci. Nel senso che strusciarsi e altro andava più che bene, ma baciarsi no, proprio no. Mi avvicinavo timidamente alla sua bocca e con una brusca deviazione, girava la testa dall'altra parte. Non una, non due, non tre volte. SEMPRE!
La canzone della nostra storia fu "Disturbia", di Rihanna. Non perchè ci piacesse in particolar modo o perchè ascoltandola ci facesse venire in mente chissà quale momento della nostra brevissima relazione, ma perchè era fissatissimo con quella canzone. Ascoltavamo solo quella. Se proprio si sentiva originale, "Sweet about me" di Gabriella Cilmi, che non solo a me non piaceva, ma me la cantava nell'orecchio sbagliando tutte e dico tutte le parole.
Era una cosa tipo: "Suirabaummì! Notta suirabaummììì!"
Che tristezza.
Tentai di liquidarmelo con tutti i mezzi possibili: il silenzio, la maleducazione. Niente, era proprio cotto.
Una mattina, a scuola, ricevetti un sms che diceva: "Questa mattina un principe azzurro verrà a prenderti davanti a scuola con il suo bel cavallo bianco".
Inutile dire che eravamo proprio alla frutta.
Davanti scuola?! Principe azzurro, cavallo bianco?!
Gli risposi: "Ma sei impazzito? All'uscita viene a prendermi mio padre!"
"E vabbè..."
"Vabbè?! Quello ammazza prima me, poi te..."
Non so cosa mi rispose, so solo che rimase sempre fermo su quel punto: lui mi sarebbe venuto a prendere, a costo di incontrare il Fantasma Formaggino per strada.
Decisi di inventare una palla enorme, ma proprio grande.
"Senti, mio nonno è all'ospedale e a mio papà hanno sparato in un braccio. Non è il caso"
Minuti di silenzio di imbarazzo. Poi la sua risposta: "Ah...Boh, se vuoi del tempo per riflettere su noi te lo concedo"
Che carino, me lo concedeva. Ma vaffanculo!
No, gli dissi, no. Basta, è finita.
Mi sentii prima un bugiardo (vero), poi un coglione (vero: mio papà sarebbe venuto a prendermi a scuola in fin di vita?) e soprattutto una merda (vero).
Però, in quel momento mi interessava togliermelo dalle balle. Si sarebbe ripreso in fretta.
Infatti, tempo qualche giorno lo incontrai sulla metro in compagnia di un tizio. Ascoltavano insieme la musica.
Molto probabilmente "Disturbia" di Rihanna.
Ora veniamo alle ultime due.
Siccome mi stavano molto a cuore le relazioni a distanza, optai, stavolta, per Novara.
Primo appuntamento.
La dolce e bella anima mi raggiunse fino a casa e cenammo fuori. Durante la cena mi guardò negli occhi e mi disse: "Ti bacerei davanti a tutti". Come avrete ben capito non lo fece. Pagò il conto (mi anticipò, volevo pagare io per lui) e optammo per andarci a bere qualcosa in centro e poi per andare a ballare in discoteca.
Per tutto il tempo fu molto premuroso e dolce: hai freddo? tieni il mio maglione! Sete? Ti offro da bere! Imbarazzato? Ma no, dai, vieni, fatti abbracciare. Sonno? Appoggiati sulla mia spalla.
Stavolta ne ero proprio sicuro, sì sì: avevo trovato la mia dolce metà: premuroso, tenero, bello (lo era, molto), affettuoso. Garantito al limone.
Come no.
Tempo di arrivare in macchina ed era eccitato come un cretino, sembrava un cane in calore. Mancava la lingua penzoloni e il pisellino rosso rosso e ritto ritto.
Più cretino di lui, cedetti alle sue lusinghe e tutto il resto fu leggenda.
Non ci mollammo.
Mi chiamava "amore", "piccolo", i suoi messaggi erano tutti picci pucci, chiamate tipo cinque o sei volte al giorno ma no, per lui non eravamo fidanzati.
In pratica tutti sapevano che io ero fidanzato con lui. Il bello è che ero l'unico dei due a crederci fermamente. L'altro, se ne sbatteva allegramente i coglioni.
La più bella, arriva domani.
Merita un capitolo a parte.
giovedì 15 ottobre 2009
Estasi siderale
Questo, è un periodo che io definisco relativamente felice. In brevissimo tempo, tipo qualche giorno, ho scoperto la vera felicità.
1) Finalmente ho imparato ad evitare il gradino quasi invisibile che c'è al di fuori dell'aula di teoria di scuola guida. Ho così lasciato in pace qualche santo, senza doverlo ogni volta nominare. In più, sono due giorni che riesco ad uscire dall'edificio con un chè di altezzoso, senza dover inciampare e girarmi subito per vedere chi ha assistito allo show. Vado a lezione guida alle sette, mi siedo, sto attento alla lezione, ritiro tutto alle otto, esco ed entro in macchina con la schiena e le spalle diritte. Yeah!
2) Ho rivalutato qualche mio professore. Come al solito, chi all'inizio ti sta simpatico tende col tempo a starti inspiegabilmente sul culo. Finora, non ho ancora trovato un'eccezione (basti pensare che, prima di diventare culo e camicia con Betta, lei era una puttana ed io un frocio del cazzo. Ora lo siamo ugualmente, però ci ridiamo su e tanti saluti). Però, come ogni cosa, anche questa ha i suoi lati positivi: ho capito che esiste qualcuno più cretino di me. E scusatemi se è poco...
3) Ho scoperto che non faccio i monologhi! Esatto! Ho scoperto che c'è diversa gente che segue il mio blog. Questo mi riempie di gioia: anche a teatro non sono mai stato bravo a fare i monologhi. Non so, mi sembra di essere un ritardato. Grazie per cagarmi! Grazie per farmi capire che io, sì, esisto!
4) Quella cretina della Gelmini colpisce ancora. Che vita impegnata, che ha! Riforme su riforme. Idee una più cretina dell'altra. Si vede, è proprio andata a scuola. Parlandoci chiaramente: solo andando a scuola puoi potenziare quelle che sono le tue abilità. Per essere così cogliona, deve essersi davvero ammazzata di studio. In ogni caso ho scoperto che la nostra vecchia amica volpona vuole ridurre le vacanze estive di ventotto giorni. Della serie: ti piace fare vacanza da giugno a inizio settembre? Sì? Beh, quest'anno puoi scordartelo!
Se Dio vuole, quest'anno finirò la quinta e poi andrò a costruire barchette di carta col mio diploma. Il problema vacanze, non si porrà più. Male che vada, ripeterò l'anno e dormirò beatamente per ventotto giorni. C'è di peggio.
5) Sto comprando sempre più libri e sto leggendone sempre meno. Potrò morire di tumore, di crepacuore, di tutto ma non di noia.
6) Sul pullman che prendo la mattina per andare a scuola vedo quasi sempre una ragazza che assomiglia troppo ad Ashley Tisdale. Ovviamente, nessuno concorda. La vedo solo io, questa somiglianza, ma non importa. Sopravviveremo tutti, lei compresa.
7) Domani arriverà mio papà dopo un corso di aggiornamento per non so bene cosa a Bolzano. Ciò significa che avere la mia camera e quindi il mio pc liberi sarà solo un'utopia, avrò qualcuno in più con cui - chissà - litigare e sarà sempre un'avventura scovare tazzine di caffè e fazzoletti di stoffa sotto il divano, o sotto il letto o sopra i comodini. La mia parte masochista ringrazia calorosamente.
Al lavoro, Indiana Jones, andiamo alla ricerca di nuove tazzine da lavare!
8) Oggi i miei link su Facebook stanno facendo un successone. E' pieno di "mi piace". Vedo la scritta anche sul muro, sto diventando proprio schizzato. Grazie a tutti voi, 2550 amici sconosciuti, che anche se non mi conoscete, anche se magari poi ci incontriamo per strada e ci ammazziamo di legnate, sostenete la fondazione "Dona un 'Mi piace' a Stefano Aiello e rendilo felice!"
9) Oggi, in pullman, ho rivisto una mia compagna delle elementari.
10) Sto tornando ad essere routinario: prima di andare a dormire, mi sbafo dei biscottini lunghi un centimetro e larghi mezzo millimetro con sopra un cucchiaio grande così di marmellata ai frutti di bosco. Avere un programma da rispettare, non ha prezzo.
11) Fra poco ricomincia il corso di teatro. Non è fantastico?
12) Non so più che cosa scrivere. Rallegratevi, il papiro è terminato qui.
Tante belle cose, baci baci.
1) Finalmente ho imparato ad evitare il gradino quasi invisibile che c'è al di fuori dell'aula di teoria di scuola guida. Ho così lasciato in pace qualche santo, senza doverlo ogni volta nominare. In più, sono due giorni che riesco ad uscire dall'edificio con un chè di altezzoso, senza dover inciampare e girarmi subito per vedere chi ha assistito allo show. Vado a lezione guida alle sette, mi siedo, sto attento alla lezione, ritiro tutto alle otto, esco ed entro in macchina con la schiena e le spalle diritte. Yeah!
2) Ho rivalutato qualche mio professore. Come al solito, chi all'inizio ti sta simpatico tende col tempo a starti inspiegabilmente sul culo. Finora, non ho ancora trovato un'eccezione (basti pensare che, prima di diventare culo e camicia con Betta, lei era una puttana ed io un frocio del cazzo. Ora lo siamo ugualmente, però ci ridiamo su e tanti saluti). Però, come ogni cosa, anche questa ha i suoi lati positivi: ho capito che esiste qualcuno più cretino di me. E scusatemi se è poco...
3) Ho scoperto che non faccio i monologhi! Esatto! Ho scoperto che c'è diversa gente che segue il mio blog. Questo mi riempie di gioia: anche a teatro non sono mai stato bravo a fare i monologhi. Non so, mi sembra di essere un ritardato. Grazie per cagarmi! Grazie per farmi capire che io, sì, esisto!
4) Quella cretina della Gelmini colpisce ancora. Che vita impegnata, che ha! Riforme su riforme. Idee una più cretina dell'altra. Si vede, è proprio andata a scuola. Parlandoci chiaramente: solo andando a scuola puoi potenziare quelle che sono le tue abilità. Per essere così cogliona, deve essersi davvero ammazzata di studio. In ogni caso ho scoperto che la nostra vecchia amica volpona vuole ridurre le vacanze estive di ventotto giorni. Della serie: ti piace fare vacanza da giugno a inizio settembre? Sì? Beh, quest'anno puoi scordartelo!
Se Dio vuole, quest'anno finirò la quinta e poi andrò a costruire barchette di carta col mio diploma. Il problema vacanze, non si porrà più. Male che vada, ripeterò l'anno e dormirò beatamente per ventotto giorni. C'è di peggio.
5) Sto comprando sempre più libri e sto leggendone sempre meno. Potrò morire di tumore, di crepacuore, di tutto ma non di noia.
6) Sul pullman che prendo la mattina per andare a scuola vedo quasi sempre una ragazza che assomiglia troppo ad Ashley Tisdale. Ovviamente, nessuno concorda. La vedo solo io, questa somiglianza, ma non importa. Sopravviveremo tutti, lei compresa.
7) Domani arriverà mio papà dopo un corso di aggiornamento per non so bene cosa a Bolzano. Ciò significa che avere la mia camera e quindi il mio pc liberi sarà solo un'utopia, avrò qualcuno in più con cui - chissà - litigare e sarà sempre un'avventura scovare tazzine di caffè e fazzoletti di stoffa sotto il divano, o sotto il letto o sopra i comodini. La mia parte masochista ringrazia calorosamente.
Al lavoro, Indiana Jones, andiamo alla ricerca di nuove tazzine da lavare!
8) Oggi i miei link su Facebook stanno facendo un successone. E' pieno di "mi piace". Vedo la scritta anche sul muro, sto diventando proprio schizzato. Grazie a tutti voi, 2550 amici sconosciuti, che anche se non mi conoscete, anche se magari poi ci incontriamo per strada e ci ammazziamo di legnate, sostenete la fondazione "Dona un 'Mi piace' a Stefano Aiello e rendilo felice!"
9) Oggi, in pullman, ho rivisto una mia compagna delle elementari.
10) Sto tornando ad essere routinario: prima di andare a dormire, mi sbafo dei biscottini lunghi un centimetro e larghi mezzo millimetro con sopra un cucchiaio grande così di marmellata ai frutti di bosco. Avere un programma da rispettare, non ha prezzo.
11) Fra poco ricomincia il corso di teatro. Non è fantastico?
12) Non so più che cosa scrivere. Rallegratevi, il papiro è terminato qui.
Tante belle cose, baci baci.
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