Oggi ho i coglioni che sfiorano il pavimento. Fra pochi giorni compierò vent'anni e ho come l'impressione che sia il più adulto della famiglia. La risposta è "sbagliato" se pensate che il post preveda una buona dose di autocommiserazione rincarata da un'altrettanta buona quantità di vittimismo e immaturità. E' che sono scazzato e basta.
Come tutti ormai sapranno, studio in università. E per motivi miei che non ho voglia di elencare perché personali e perché un po' me ne vergogno, sono indietro. Tremendamente indietro.
Giustamente, in casa la tensione si fa tangibile non appena si fa cenno alla parola "studio". Talvolta capita che durante il pranzo o la cena, comunque a tavola, si accenni l'argomento. Se io lo faccio liberamente, mia madre ci pensa con le parole-chiave, tastando il terreno alla ricerca dei miei punti deboli. Ma in qualità, appunto, di madre, li conosce benissimo. E quindi procede spedita.
"Dobbiamo comprare una libreria nuova per la tua camera: i libri non ci stanno più."
"Ah, al mercato ho incontrato una signora: sua figlia studia quel che studi tu."
"Che mondo, quello in cui viviamo. Laureati e precari." (Ovviamente non usa il termine "precario", ma il succo è quello)
Il migliore esordio lo fa quando arriva a casa dopo il lavoro, quando enfatizza ogni suo respiro per far capire che lei, cazzo, lavora. Lei è l'unica lavoratrice del mondo. Tutti gli altri, nè è convinta, lavorano in uffici con l'aria condizionata d'estate e la stufa d'inverno. La fatica e la sofferenza sue sono quanto più l'animo umano possa tollerare. Se c'è la personificazione del dolore, questa è lei. Ma non sono qui per sfogarmi gettandole merda addosso. In fondo, è la donna della mia vita. Ma son qui per illustrare quanto l'ignoranza possa offuscare le menti, portando la gente a ritenere i comodissimi "modi di dire" verità incrollabili.
Ecco, dicevamo. In quei momenti in cui è presente un altissimo rischio di infarto, se ne esce con voce lamentosa: "Quanto vorrei tu non ti riducessi al mio livello. Lavorare al freddo e al caldo per un pugno di mosche. Una bella laurea e via, dritto in un bell'ufficio..."
Ormai mi conosce e sa come la penso (voi lo scoprirete fra poco), così provvede subito ad aggiungere: "...O comunque in un posto che sia meglio del mercato".
Quella donna ha un'errata concezione della parola "lavoro". Pensa che sia come la sua vita: o bianco o nero. Non ci sono vie di mezzo: o lavori per strada o in un ufficio, o sei tutto perché hai una laurea o nessuno perché ti pulisci il culo con un diploma.
Perciò, dopo aver giocato sulla pietà nella speranza di persuadermi, si cominciano i litigi o quelli che lei preferisce chiamare "scambi d'opinioni: sei l'amore della mia vita e lo sai". Litigio è troppo, è un termine che lo riserviamo quando, davanti a qualche sua cliente, dobbiamo fare vedere che siamo una famiglia, che suo figlio è bravissimo ma che qualche volta la fa arrabbiare. E litighiamo.
Io me ne esco dicendo che una laurea, oggigiorno, non ti consente un ingresso gratuito verso il Paradiso. Allora lei dice vai a lavorare, così capisci un po'. Io le dico che non si può giungere sempre a drastiche soluzioni, che a volte si può anche optare per le sfumature. Lei dice che la mia cazzo di psicologia la devo usare con i miei amici e non con lei che è stanca e che è l'unica lavoratrice d'Italia.
Io le dico che il suo comportamento è immaturo e lei finisce con un guardati tu. Poi alza la voce e giustamente taccio, perché non è cosa buona e giusta alzare la voce con un genitore, a maggior ragione se ti impone il suo pensiero ignorante a voce alta minacciandoti con occhi di fuoco di stenderti al muro.
Ecco quindi che io me ne vado in camera mia, con espressione in volto che ricorda molto Hilary Duff nei suoi film, quando interpreta l'adolescente problematica che si rifugia nella sua camera costellata di poster e peluches piangendo con il volto coperto dalle mani.
E ciascuno nella propria stanza pensa.
Lei opta per le lacrime e qualche altro po' di autocommiserazione. Lei adesso è anche la donna di casa, visto che io e mio padre siamo dei porci e non le diamo mai una mano in casa.
Io invece sogno di mandare a fare in culo tutti e di sfondare nel mondo dell'editoria pubblicando una sfilza di romanzetti rosa o biografie di Britney Spears e Paris Hilton.
Poi ciabatta fino in camera mia: tip tap tip tap. Mi guarda e fa: "Mi hai deluso".
Contando che in vent'anni della mia esistenza l'avrò delusa almeno una volta a settimana non mi sento così subdolo, ma se c'è una persona in grado di farmi sentire una merda, quella è lei.
Dopo un pranzo, una cena o qualsivoglia momento della giornata passato insieme in silenzio, io a covare rabbia, lei dedicando più attenzione del dovuto a ciò che fa, ritorna con sguardo amorevole, che solo una persona che ha sofferto in maniera indicibile potrebbe sguainare come fosse una spada. E allora mi prende le manine e con tono pacato impone, stavolta, il suo pensiero con dolcezza e accondiscendenza. Ascolta ciò che ho da dire annuendo e poi, et voilà: "Lo studio è importante. E poi tu puoi dare il massimo, l'hanno sempre detto tutto".
Come ha il potere di tarpare le ali dei miei sogni pseudoadolescenziali quali diventare attore o scrittore con del cinismo spicciolo ma efficace, è anche in grado di sopravvalutarmi un sacco.
Sfatiamo il mito che io possegga altissime capacità intellettive. Stefano Aiello prendeva sempre e solo Ottimo alle elementari. Poi, dalle medie in poi, sono cominciati i Buono - che poi diventavano sempre più abbondanti - e le vittorie con me stesso me le prendevo con dei Distinto. Gli Ottimo per me erano fonte di vera gioia, perché non avevo tanto l'impressione di essermeli guadagnati, ma perché non potevo crederci.
Idem alle superiori: 8 era un biglietto gratuito verso qualche isola tropicale, un premio, quasi un sogno diventato realtà. Sono uscito con un misero 73 dalla maturità e alla luce del sole mi rendo conto di quanto, rispetto ai miei coetanei, io sappia argomentare di poco e niente. Oratoria a parte.
Radicata nel più profondo del suo essere la convinzione che io sia un piccolo Newton, esige il massimo. Lo fa ancora ora che ho vent'anni. Esige e, per esempio, mi premia: in vacanza con gli amici ci vai se prendi un bel voto all'esame.
Una volta non ne ho passato uno e non ho mai visto nei suoi occhi una tristezza così grande come quella di quel giorno. Da lì, ogni giorno, la tiritera: studia, studia, studia, studia, devi studiare, lo studio è importante, non vorrai mica fare la mia fine, studia, studia perchè la laurea è un passaporto, è il tuo biglietto da visita, perché fihrfifnienlkdjnehrfnjmfkldsnmlejojfdlejrflrm4ngfnkenfml, studia, studia, djiheiuhrfihnimntoirmoimgo e studia.
Ecco, perché mi trovo qui. Perché è luglio e io ho due esami quasi a fine mese. E non so che cazzo farò con i miei amici: dobbiamo vedere come andranno i miei due esami.
E trovo frustrante avere un genitore più interessato al rendimento scolastico del proprio figlio che, che cazzo ne so, a quello che scrive. Insomma, suona un po' infantile e disperato, ma a volte mi piacerebbe mia madre si avvicinasse a me e mi chiedesse di mostrarle quello che scrivo. Così, solo per sapere cos'ha da comporre suo figlio di notte sul suo cazzo di quadernetto. O chiedergli quali sono i suoi video musicali preferiti, gli ultimi libri letti.
Ma purtroppo sembra più ardente il desiderio di vedermi col culo su di una sedia in un ufficio con l'aria condizionata d'estate e la stufa accesa di inverno.
Contando che studio Filosofia e, al massimo, farò avanti ed indietro da un'aula scolastica all'altra.
O starnazzerò in qualche piazza del centro città durante qualche manifestazione o precario-party.
Non mi sto suicidando, ma vorrei che queste mie ultime due righe venissero davvero lette e comprese da tutti.
L'importante, la cosa migliore che secondo me un genitore dovrebbe fare (e parlo da figlio, quindi boh, la butto là) è prima di tutto inculcargli nella testa che le cose più importanti nella vita sono l'amore, il sogno e l'arte e che tutto il resto è ciccia.
Sono indietro di diversi esami ma, cazzo, quando io leggo un libro, mi trovo davanti a un quadro di Dalì o davanti al Duomo di Milano o mi immagino solo a firmare autografi su una quantità inesprimibile di romanzi scritti da me mi vengono i brividi e mi sento di una felicità immensa, imparagonabile.
Non che non voglia studiare, ma alcuni giorni preferisco ritagliarmi del tempo per me e basta, andarmene al parco, leggermi Nicholas Sparks e poi tornare a casa e mettermi di buona lena a studiare.
Il punto non è che non studio, ma che preferisco dedicare più tempo ai miei desideri (che son comunque, presumo, lodevoli, visto che non vado a sorseggiare drink in P.zza Castello sperando che Gossip Girl mi colga in flagrante e parli di me sul suo sito o che mi imbatta nel Principe Azzurro) e un po' di meno allo studio.
Tanto quando muoio la laurea rimane qui in casa. Chi se ne frega se tarda un momentino di più ad arrivare.
Comunque chiudo qui la finestra che ho aperto su una parte della mia quotidianità casalinga.
E poi mi si viene a dire: "Eh, sai, sei un ragazzo un po' insicuro".
Eh, sai com'è, guarda a volte a quali spettacoli domestici assisto.
Buono studio a tutti.
mercoledì 6 luglio 2011
martedì 19 aprile 2011
Stefano is back
Dopo mesi mi faccio risentire. E' passata quasi una stagione dal mio ultimo post.
So benissimo che questa è una di quelle situazioni in cui dovrei uscirmene esordendo che son tornato dall'India, che ho fatto un percorso spirituale, che ho ritrovato me stesso e che, porco cane, adesso sì che ho scoperto il vero valore della vita e che adesso mi interessa solo fare del bene agli altri.
La verità, ahimè, è che non è cambiata una virgola di ciò che è la mia esistenza. Oddio, proprio niente niente no. Però non parlo per scaramanzia. Specie subito dopo il post in cui parlo della mia ex quasistoriad'amoremasipotrebbechiamarepraticamentefrequentazione. Magari nel prossimo post, eh?
Per il resto niente, sono in vacanza dall'università e quindi per guadagnarmi un gruzzoletto vado ad aiutare mia mamma al lavoro. Come qualcuno già saprà e come non molti sapranno, mia mamma lavora al mercato. Tutti i giorni tranne la domenica, si alza alle sette di mattina e si fa un culo così a montare il banco, tirar giù cassettoni, vendere (ha un banco di intimo per anziani, vi dico solo questo), sistemare, caricare gli scatoloni e poi, se Dio vuole, tornarsene a casa crollando senza dignità sul letto. Quindi, sapete, anche se son cinque euro al giorno, il mio è comunque un lavoro, perchè si parla di salvare vite umane e nobilitare il proprio animo (non suonava più o meno così, la cazzata colossale del lavoro che nobilità l'uomo?).
Che altro? Ah già.
Per Pasqua e Pasquetta non sono previsti frontali o altri tipo di incidente stradale, ma farò una tranquilla capatina in quel di Forlì, dove mia nonna ha la casa. Sarà una cosa di massimo tre giorni, toccata e fuga. Ma vi dirò che ho davvero voglia di muovermi. Infatti in questo periodo mi sto spostando un po' (ne parleremo sempre nel prossimo famoso post). E quindi cambiare aria sarebbe carino. Anche solo così, per affacciarsi dalla finestra e non guardare sempre il solito paesaggio (ah, per la cronaca, fra qualche tempo costruiranno davanti casa mia un ospedale ed una chiesa).
Giovedì ho preso 24 di Storia del Libro. L'ho comunicato a mia madre per telefono.
E' andata così:
"Pronto?"
"Hey, ho preso 24!"
"Bene. Potevi fare di più, però".
Quando si dice che i coglioni rasentano il suolo e ti senti un po' preso per il culo. Ma vabbè, mia madre è fatta così, lo fa per me, perchè lei da piccola non ha potuto studiare e blablabla.
Ho ricominciato a giocare a Final Fantasy IX.
Ho messo una libreria nuova in camera mia.
Ho preso la quinta malattia, sto andando avanti a grattarmi da giorni e a spalmarmi quintali di crema all'aloe vera (come se poi ne esistesse una falsa) che si può dir di me tutto tranne che puzzo di merda.
Ho appena terminato di mangiarmi due profiterol.
Sto ascoltando Britney Spears.
Basta.
So benissimo che questa è una di quelle situazioni in cui dovrei uscirmene esordendo che son tornato dall'India, che ho fatto un percorso spirituale, che ho ritrovato me stesso e che, porco cane, adesso sì che ho scoperto il vero valore della vita e che adesso mi interessa solo fare del bene agli altri.
La verità, ahimè, è che non è cambiata una virgola di ciò che è la mia esistenza. Oddio, proprio niente niente no. Però non parlo per scaramanzia. Specie subito dopo il post in cui parlo della mia ex quasistoriad'amoremasipotrebbechiamarepraticamentefrequentazione. Magari nel prossimo post, eh?
Per il resto niente, sono in vacanza dall'università e quindi per guadagnarmi un gruzzoletto vado ad aiutare mia mamma al lavoro. Come qualcuno già saprà e come non molti sapranno, mia mamma lavora al mercato. Tutti i giorni tranne la domenica, si alza alle sette di mattina e si fa un culo così a montare il banco, tirar giù cassettoni, vendere (ha un banco di intimo per anziani, vi dico solo questo), sistemare, caricare gli scatoloni e poi, se Dio vuole, tornarsene a casa crollando senza dignità sul letto. Quindi, sapete, anche se son cinque euro al giorno, il mio è comunque un lavoro, perchè si parla di salvare vite umane e nobilitare il proprio animo (non suonava più o meno così, la cazzata colossale del lavoro che nobilità l'uomo?).
Che altro? Ah già.
Per Pasqua e Pasquetta non sono previsti frontali o altri tipo di incidente stradale, ma farò una tranquilla capatina in quel di Forlì, dove mia nonna ha la casa. Sarà una cosa di massimo tre giorni, toccata e fuga. Ma vi dirò che ho davvero voglia di muovermi. Infatti in questo periodo mi sto spostando un po' (ne parleremo sempre nel prossimo famoso post). E quindi cambiare aria sarebbe carino. Anche solo così, per affacciarsi dalla finestra e non guardare sempre il solito paesaggio (ah, per la cronaca, fra qualche tempo costruiranno davanti casa mia un ospedale ed una chiesa).
Giovedì ho preso 24 di Storia del Libro. L'ho comunicato a mia madre per telefono.
E' andata così:
"Pronto?"
"Hey, ho preso 24!"
"Bene. Potevi fare di più, però".
Quando si dice che i coglioni rasentano il suolo e ti senti un po' preso per il culo. Ma vabbè, mia madre è fatta così, lo fa per me, perchè lei da piccola non ha potuto studiare e blablabla.
Ho ricominciato a giocare a Final Fantasy IX.
Ho messo una libreria nuova in camera mia.
Ho preso la quinta malattia, sto andando avanti a grattarmi da giorni e a spalmarmi quintali di crema all'aloe vera (come se poi ne esistesse una falsa) che si può dir di me tutto tranne che puzzo di merda.
Ho appena terminato di mangiarmi due profiterol.
Sto ascoltando Britney Spears.
Basta.
mercoledì 1 dicembre 2010
Consigli illuminanti per portare al termine una relazione d'amore o presunta tale prima ancora che essa cominci.
Ho parlato dell'amore praticamente ovunque. Nel mio libro, in questo spazio, sono riuscito addirittura ad infilarlo nel tema della maturità. Non posso farci niente, è più forte di me, la mia vita è fatta di cuoricini e usignoli. Scrivo d'amore, parlo d'amore, canto d'amore, cago d'amore.
E poi amo. Uh, se amo. Mi innamorerò almeno quattro volte al giorno.
C'è ancora chi si stupisce di fronte alla notizia che un giorno mi fidanzo e quello dopo mi mollo.
Beh, quest'oggi, miei cari innamorati, vi svelerò i segreti per mandare la vostra relazione a puttane. Le cose da dire, da fare, i pensieri da partorire...Ma soprattutto vi indirizzerò in una prospettiva di vita diversa da quella che avete ora. Imparare a pensare in negativo è un gioco da ragazzi e farlo è molto semplice. La prima cosa da fare è adottare la prospettiva del "Nulla dura per sempre". Tutto finisce, la vita ti separerà da tutto ciò che hai avuto e amato. Verrà automatico pensare che quindi non varrà la pena fidanzarsi con qualcuno. Tuttavia, cederete al primo tentativo di Cupido di farvi innamorare. Eccoci alla fase della frequentazione, troppo delicata per essere descritta come un fidanzamento, troppo importante per poter dire "Ah, io non mi vedo con nessuno".
E' proprio lì che uno deve tirare fuori tutti gli assi nella manica che ha. Fare di tutto per trarre a sé l'altro.
Beh, quello che vi posso dire è che io sono riuscito a farmi lasciare già prima di fidanzarmi. E con questo intendo che c'è stato anche un discorso, prima di decidere che avrei potuto non salutare più l'altro per tutto il resto della mia vita. Adesso non mi metterò là a contarvi come è finita (anche perchè non è nemmeno iniziata) o per colpa di chi (anche se secondo me, sotto sotto, lo sapete).
Vi elencherò le classiche dieci strategie per evidenziare i vostri difetti, spaventare l'altro, portarlo all'esasperazione o, più semplicemente, stancarlo.
1) Esordire con: "Anzitutto, c'è da dire di me che sono alla ricerca di una relazione". Eccola là, la frase. Pronunciare queste parole già al primo appuntamento ti consente di risultare agli occhi degli altri quello che sei veramente: uno sfigato in cerca d'amore.
Non è nulla di che, è vero, ma ha una forza sconvolgente e metterebbe in fuga anche un sordo.
2) Dire no al sesso occasionale, al sesso di prova, al sesso che-se-va-bene-ci-si-fidanza. E infatti, ho rifiutato proprio quest'ultima proposta. Il tizio mi fa: "Sei carino dal punto di vista fisico e intellettuale. Ma da quello sessuale? Mi spiace, ma finché non ho la conferma di come sei a letto, io non mi fidanzerò con te."
Figuriamoci: sfidarmi. Ah, con che coraggio! Infatti non gliel'ho data vinta: ho rifiutato, facendo il solito discorso che ha a che fare con i propri principi, dignità et similia. Risultato? Non ho perso la dignità ma lui è fuggito a gambe levate.
3) Ti penso? Ti scrivo. Vado per negozi e trovo quella tazza troppo carina con stampato il tuo segno zodiacale? Te la regalo. Mi chiedi di uscire? Certo. A ballare io e te senza i miei amici? Ma ovvio. Non passano più pullman ma insisti perchè io rimanga? Certo, sennò a che servirebbero i taxi.
E così, gli dai tutto senza che nemmeno lui te lo chieda. E si stanca di te. E diventi banale, scontato, prevedibile. Come se durante uno spettacolo teatrale lo spettatore sapesse prima che l'attore apra bocca, la sua battuta.
Così fugge.
4) Trasferire la propria residenza nel suo profilo di Facebook e, soprattutto, dirglielo.
"Sai che io sono sempre sul tuo profilo, a guardare che fai, chi ti scrive, che rispondi, che pubblichi?" E nemmeno il tempo di finire la domanda, lui...
5) Presentare tutti i tuoi amici a lui come il tuo fidanzato. E' difficile rinchiudere il vostro rapporto in una definizione, figuriamoci lui. Perchè, quindi, non chiamarlo "fidanzato"? Più pratico, no?
6) Presentarsi ad un appuntamento con lui con la barba da fare. Specie se non è da un po' che ce l'hai, ma il mento è cosparso di peletti fastidiosi al tatto e alla vista. Quelli neri, corti, ispidi.
Sarà una cazzata, ma l'ultimo tizio - protagonista di questo post - me l'ha fatto notare ogni volta.
7) Giudicare superficiali gli altri ragazzi più belli di te, potenziali nemici. Domandargli che ne pensa lui di queste tue acute, serie, profonde, illuminanti osservazioni. Senza sapere che sono suoi amici.
8) Credere a tutto ciò che ti dice, montarti la testa e domandargli più volte se per caso è serio o meno. Insomma, portarlo allo sfinimento e fargli rimpiangere di averti promesso una vacanza al mare sotto il periodo di Natale.
9) A volte, comportarsi da zia. "Hai mangiato? Ti è piaciuto?", "Mi raccomando, vai a dormire presto, sennò domattina...", "E ricordati che venerdì cominci a lavorare alle dieci!"
10) La crème de la crème.
Di punto in bianco, magari sorridendo, rompere il silenzio con: "Beh, comunque io non disdegno il matrimonio".
Auguri e figli maschi.
E poi amo. Uh, se amo. Mi innamorerò almeno quattro volte al giorno.
C'è ancora chi si stupisce di fronte alla notizia che un giorno mi fidanzo e quello dopo mi mollo.
Beh, quest'oggi, miei cari innamorati, vi svelerò i segreti per mandare la vostra relazione a puttane. Le cose da dire, da fare, i pensieri da partorire...Ma soprattutto vi indirizzerò in una prospettiva di vita diversa da quella che avete ora. Imparare a pensare in negativo è un gioco da ragazzi e farlo è molto semplice. La prima cosa da fare è adottare la prospettiva del "Nulla dura per sempre". Tutto finisce, la vita ti separerà da tutto ciò che hai avuto e amato. Verrà automatico pensare che quindi non varrà la pena fidanzarsi con qualcuno. Tuttavia, cederete al primo tentativo di Cupido di farvi innamorare. Eccoci alla fase della frequentazione, troppo delicata per essere descritta come un fidanzamento, troppo importante per poter dire "Ah, io non mi vedo con nessuno".
E' proprio lì che uno deve tirare fuori tutti gli assi nella manica che ha. Fare di tutto per trarre a sé l'altro.
Beh, quello che vi posso dire è che io sono riuscito a farmi lasciare già prima di fidanzarmi. E con questo intendo che c'è stato anche un discorso, prima di decidere che avrei potuto non salutare più l'altro per tutto il resto della mia vita. Adesso non mi metterò là a contarvi come è finita (anche perchè non è nemmeno iniziata) o per colpa di chi (anche se secondo me, sotto sotto, lo sapete).
Vi elencherò le classiche dieci strategie per evidenziare i vostri difetti, spaventare l'altro, portarlo all'esasperazione o, più semplicemente, stancarlo.
1) Esordire con: "Anzitutto, c'è da dire di me che sono alla ricerca di una relazione". Eccola là, la frase. Pronunciare queste parole già al primo appuntamento ti consente di risultare agli occhi degli altri quello che sei veramente: uno sfigato in cerca d'amore.
Non è nulla di che, è vero, ma ha una forza sconvolgente e metterebbe in fuga anche un sordo.
2) Dire no al sesso occasionale, al sesso di prova, al sesso che-se-va-bene-ci-si-fidanza. E infatti, ho rifiutato proprio quest'ultima proposta. Il tizio mi fa: "Sei carino dal punto di vista fisico e intellettuale. Ma da quello sessuale? Mi spiace, ma finché non ho la conferma di come sei a letto, io non mi fidanzerò con te."
Figuriamoci: sfidarmi. Ah, con che coraggio! Infatti non gliel'ho data vinta: ho rifiutato, facendo il solito discorso che ha a che fare con i propri principi, dignità et similia. Risultato? Non ho perso la dignità ma lui è fuggito a gambe levate.
3) Ti penso? Ti scrivo. Vado per negozi e trovo quella tazza troppo carina con stampato il tuo segno zodiacale? Te la regalo. Mi chiedi di uscire? Certo. A ballare io e te senza i miei amici? Ma ovvio. Non passano più pullman ma insisti perchè io rimanga? Certo, sennò a che servirebbero i taxi.
E così, gli dai tutto senza che nemmeno lui te lo chieda. E si stanca di te. E diventi banale, scontato, prevedibile. Come se durante uno spettacolo teatrale lo spettatore sapesse prima che l'attore apra bocca, la sua battuta.
Così fugge.
4) Trasferire la propria residenza nel suo profilo di Facebook e, soprattutto, dirglielo.
"Sai che io sono sempre sul tuo profilo, a guardare che fai, chi ti scrive, che rispondi, che pubblichi?" E nemmeno il tempo di finire la domanda, lui...
5) Presentare tutti i tuoi amici a lui come il tuo fidanzato. E' difficile rinchiudere il vostro rapporto in una definizione, figuriamoci lui. Perchè, quindi, non chiamarlo "fidanzato"? Più pratico, no?
6) Presentarsi ad un appuntamento con lui con la barba da fare. Specie se non è da un po' che ce l'hai, ma il mento è cosparso di peletti fastidiosi al tatto e alla vista. Quelli neri, corti, ispidi.
Sarà una cazzata, ma l'ultimo tizio - protagonista di questo post - me l'ha fatto notare ogni volta.
7) Giudicare superficiali gli altri ragazzi più belli di te, potenziali nemici. Domandargli che ne pensa lui di queste tue acute, serie, profonde, illuminanti osservazioni. Senza sapere che sono suoi amici.
8) Credere a tutto ciò che ti dice, montarti la testa e domandargli più volte se per caso è serio o meno. Insomma, portarlo allo sfinimento e fargli rimpiangere di averti promesso una vacanza al mare sotto il periodo di Natale.
9) A volte, comportarsi da zia. "Hai mangiato? Ti è piaciuto?", "Mi raccomando, vai a dormire presto, sennò domattina...", "E ricordati che venerdì cominci a lavorare alle dieci!"
10) La crème de la crème.
Di punto in bianco, magari sorridendo, rompere il silenzio con: "Beh, comunque io non disdegno il matrimonio".
Auguri e figli maschi.
giovedì 25 novembre 2010
Consigli illuminanti per sperperare inutilmente denaro.
Il mio telefonino è ormai diventato un catorcio. Si blocca, si spegne e si riaccende da solo e penso sia l'unico che sappia ricaricarsi senza aver bisogno del filo. Magari lo tiro fuori per vedere l'ora e vedo le tacche che segnano il livello di batteria rimasto che si muovono da sole: prima sono tre, poi due, poi una e poi di nuovo tre.
Inoltre non funzionano le lettere "C" e "V" (ho un LG Tribe, quello con la tastiera nascosta sotto lo schermo che sposti e, puff, la visione da verticale passa ad orizzontale): quindi è ormai all'ordine del giorno scrivere "iao, per he ora i ediamo oggi?" oppure "Hai dimentiato a asa mia il tuo aendino e le sigarette".
Non sto quindi a dirvi quanto la cosa faccia incazzare a fine giornata. O quanto sia fastidioso inviare sms dolcissimi alla propria metà dicendo "Anhe tu mi manhi tanto e non edo l'ora di ederti!".
Per questo motivo mi sono detto: "Bene. Adesso mi metto i soldi da parte e mi compro un telefonino nuovo".
Sì. L'ho detto quest'estate e oggi è il 25 novembre. Uno penserà che magari sono arrivato a 600 euro e che sto aspettando il telefono del momento, che costa 900 euro. No.
La verità è un'altra: ci metto davvero tutto me stesso, per mettere da parte quel gruzzoletto che potrebbe tornarmi utile al prossimo giro da Trony, ma come d'incanto tutti i miei desideri si trasformano in necessità. Risultato: per avere qualche soldino in tasca devo sempre andare a batter cassa da mia nonna, che poverina campa con una pensione che non basta manco a lei.
Non avendo un lavoro e la capacità di cagare soldi, devo accontentarmi di quelle monetine che mi danno i miei genitori o che trovo negli scomparti interni della borsa a tracolla o nelle tasche dei giubbotti che mettevo a cinque anni o che trovo per terra.
Esco con 5 euro? Spendo 5 euro.
Me ne danno 10? Spendo 10 euro.
Lo stesso se me ne danno 15 o 20.
E' evidente, quindi, che ai miei genitori, due cristiani che si fanno un culo così dalla mattina alla sera per guadagnarsi qualche soldino, la cosa faccia abbastanza incazzare.
E hanno ragione.
Quindi mi hanno detto: o lo capisci con le buone o con le cattive.
Con le buone non sono riuscito: il "Adesso è bene che impari ad accumularti i soldi perchè un giorno noi non ci saremo più e quindi blablabla" mi entrava da una parte ed usciva dall'altra.
A breve passeremo alle cattive, visto che ieri dovevo andare a comprare un libro per l'università e sono tornato a casa con il sorrisone e una borsa della Fnac. Non mi hanno nemmeno chiesto che cosa avessi comprato, dove fosse il mio libro per studiare.
Mi hanno solo guardato e annuito con fare minaccioso.
In attesa di comprare il telefonino nuovo, stilo qui una lista più o meno completa di tutti i miei suggerimenti per spendere soldi senza un perchè. Nel minor tempo possibile.
1) Individuate la vostra vera passione. Pensate attentamente a che cosa vi piace fare o a che cosa vorreste possedere più di ogni altra cosa.
Vi piace da matti leggere? Fate una capatina alla Feltrinelli.
Vi piacciono i vestiti? Zara va benissimo.
E i dolci? Ne vogliamo parlare? E allora ingozzatevi di croissants, cioccolate, torroncini, pastine, dolcini, pasticcini e tutte 'ste robe da diabete nella pasticceria dietro casa.
Poi tornate a casa e date un'occhiata al portafoglio.
2) Lasciatevi impietosire dai ragazzi che incontrate mentre passeggiate in centro. Quelli che vi fanno domande, che vi chiedono che cosa pensate dei ragazzi cresciuti in orfanotrofio o di quelli che hanno genitori tossicodipendenti. Dite che non avete pregiudizi, che siete di mentalità aperta. Guardate le cartoline che vi ficcano in mano, spacciandole per disegnini realizzati da bambini piccolissimi cresciuti, appunto, in orfanotrofio o in famiglie con problemi di dipendenza da alcol e droga. Date un'occhiata allo stronzo che ve la mena in lungo in largo con le offerte che potreste fare o del sorriso che potreste regalare a uno di quei bambini.
Tirate fuori i soldi e affogate l'ansia che questi vi hanno messo su in gelateria.
3) Fate regali senza motivo. Così, perchè avete soldi. Una volta sono tornato a casa con una sveglia rossa che ho poi regalato a mia mamma. Che ne aveva altre due.
4) C'è quella volta che fai un giro alla Fnac e vedi il CD di Selena Gomez, che anche se l'hai scaricato sembra chiamarti...
5) Aperitivo con gli amici. "Ma tranquilli raga, oggi offro io. Poi ci aggiustiamo."
Sì, certo.
6) Di solito quando si ha soldi in tasca vengono in mente le idee più geniali (farsi la tessera da Bottega Verde e per fare le cose in grande comprare qualcosa, approfittare dell'offerta 3X2 per acquistare la trilogia "Il Signore degli anelli" e via discorrendo): seguile!
7) Perchè limitarsi a bere un caffè quando potresti permetterti di fare colazione con un cappuccino e due brioches?
8) Cavatela con un "Almeno faccio girare l'economia" per comprare quell'inutilissimo orologio da polso (o lucidalabbra, o braccialettino, o top striminzito o piercing per l'ombelico).
9) Chili di troppo? Herbalife ha la soluzione che fa per te! I prodotti costeranno anche un occhio della testa, ma almeno torni a casa con qualche chilo in meno.
10) Fatti un viaggio, fai beneficienza, costruisci aeroplanini di carta con le banconote, colleziona le monete da 1 euro...
Inoltre non funzionano le lettere "C" e "V" (ho un LG Tribe, quello con la tastiera nascosta sotto lo schermo che sposti e, puff, la visione da verticale passa ad orizzontale): quindi è ormai all'ordine del giorno scrivere "iao, per he ora i ediamo oggi?" oppure "Hai dimentiato a asa mia il tuo aendino e le sigarette".
Non sto quindi a dirvi quanto la cosa faccia incazzare a fine giornata. O quanto sia fastidioso inviare sms dolcissimi alla propria metà dicendo "Anhe tu mi manhi tanto e non edo l'ora di ederti!".
Per questo motivo mi sono detto: "Bene. Adesso mi metto i soldi da parte e mi compro un telefonino nuovo".
Sì. L'ho detto quest'estate e oggi è il 25 novembre. Uno penserà che magari sono arrivato a 600 euro e che sto aspettando il telefono del momento, che costa 900 euro. No.
La verità è un'altra: ci metto davvero tutto me stesso, per mettere da parte quel gruzzoletto che potrebbe tornarmi utile al prossimo giro da Trony, ma come d'incanto tutti i miei desideri si trasformano in necessità. Risultato: per avere qualche soldino in tasca devo sempre andare a batter cassa da mia nonna, che poverina campa con una pensione che non basta manco a lei.
Non avendo un lavoro e la capacità di cagare soldi, devo accontentarmi di quelle monetine che mi danno i miei genitori o che trovo negli scomparti interni della borsa a tracolla o nelle tasche dei giubbotti che mettevo a cinque anni o che trovo per terra.
Esco con 5 euro? Spendo 5 euro.
Me ne danno 10? Spendo 10 euro.
Lo stesso se me ne danno 15 o 20.
E' evidente, quindi, che ai miei genitori, due cristiani che si fanno un culo così dalla mattina alla sera per guadagnarsi qualche soldino, la cosa faccia abbastanza incazzare.
E hanno ragione.
Quindi mi hanno detto: o lo capisci con le buone o con le cattive.
Con le buone non sono riuscito: il "Adesso è bene che impari ad accumularti i soldi perchè un giorno noi non ci saremo più e quindi blablabla" mi entrava da una parte ed usciva dall'altra.
A breve passeremo alle cattive, visto che ieri dovevo andare a comprare un libro per l'università e sono tornato a casa con il sorrisone e una borsa della Fnac. Non mi hanno nemmeno chiesto che cosa avessi comprato, dove fosse il mio libro per studiare.
Mi hanno solo guardato e annuito con fare minaccioso.
In attesa di comprare il telefonino nuovo, stilo qui una lista più o meno completa di tutti i miei suggerimenti per spendere soldi senza un perchè. Nel minor tempo possibile.
1) Individuate la vostra vera passione. Pensate attentamente a che cosa vi piace fare o a che cosa vorreste possedere più di ogni altra cosa.
Vi piace da matti leggere? Fate una capatina alla Feltrinelli.
Vi piacciono i vestiti? Zara va benissimo.
E i dolci? Ne vogliamo parlare? E allora ingozzatevi di croissants, cioccolate, torroncini, pastine, dolcini, pasticcini e tutte 'ste robe da diabete nella pasticceria dietro casa.
Poi tornate a casa e date un'occhiata al portafoglio.
2) Lasciatevi impietosire dai ragazzi che incontrate mentre passeggiate in centro. Quelli che vi fanno domande, che vi chiedono che cosa pensate dei ragazzi cresciuti in orfanotrofio o di quelli che hanno genitori tossicodipendenti. Dite che non avete pregiudizi, che siete di mentalità aperta. Guardate le cartoline che vi ficcano in mano, spacciandole per disegnini realizzati da bambini piccolissimi cresciuti, appunto, in orfanotrofio o in famiglie con problemi di dipendenza da alcol e droga. Date un'occhiata allo stronzo che ve la mena in lungo in largo con le offerte che potreste fare o del sorriso che potreste regalare a uno di quei bambini.
Tirate fuori i soldi e affogate l'ansia che questi vi hanno messo su in gelateria.
3) Fate regali senza motivo. Così, perchè avete soldi. Una volta sono tornato a casa con una sveglia rossa che ho poi regalato a mia mamma. Che ne aveva altre due.
4) C'è quella volta che fai un giro alla Fnac e vedi il CD di Selena Gomez, che anche se l'hai scaricato sembra chiamarti...
5) Aperitivo con gli amici. "Ma tranquilli raga, oggi offro io. Poi ci aggiustiamo."
Sì, certo.
6) Di solito quando si ha soldi in tasca vengono in mente le idee più geniali (farsi la tessera da Bottega Verde e per fare le cose in grande comprare qualcosa, approfittare dell'offerta 3X2 per acquistare la trilogia "Il Signore degli anelli" e via discorrendo): seguile!
7) Perchè limitarsi a bere un caffè quando potresti permetterti di fare colazione con un cappuccino e due brioches?
8) Cavatela con un "Almeno faccio girare l'economia" per comprare quell'inutilissimo orologio da polso (o lucidalabbra, o braccialettino, o top striminzito o piercing per l'ombelico).
9) Chili di troppo? Herbalife ha la soluzione che fa per te! I prodotti costeranno anche un occhio della testa, ma almeno torni a casa con qualche chilo in meno.
10) Fatti un viaggio, fai beneficienza, costruisci aeroplanini di carta con le banconote, colleziona le monete da 1 euro...
domenica 14 novembre 2010
Consigli illuminanti per essere come me. Né più né meno.
Sin da bambino ho sempre avuto moltissime peculiarità - fisiche e non - che mi hanno condannato a tormentoni a dir poco stressanti e per nulla simpatici.
Essendo di salute molto cagionevole, nel senso che l'equazione colpo d'aria = polmonite è nel mio caso valida, sono sempre stato il Ciao piccolino, ti sei coperto bene?.
Oppure i miei capelli. Tagli orribili, il gusto di mia mamma è sempre stato pessimo. A sei anni non potevo certo concedermi il lusso di poter andare in giro con un crestone punk o dei capelli di un taglio normale: mia madre optò per i tagli a caschetto. Comodi, facili, orribili. Insieme alla voce, peggiore di quella di ora, di un'indubbia mascolinità, dal bambino delicato e denutrito del Biafra sono passato a Ciao bimba. Come ti chiami?.
Ricordo ancora che da piccolissimo aspettavo il pullman con mio padre e alla fermata c'erano due ragazze che si lamentavano ad alta voce: molto probabilmente aspettavano da più tempo di me. Sono andato vicino a loro zampettando allegramente e con un sorriso sdentato le ho consolate sputacchiando qua e là. Una, dopo avermi sorriso mi fa: "E tu che saresti? Un maschio o una femmina?".
Anzichè prenderla a ceffoni ho sorriso ancora di più. "Un maschio, no?", ho risposto come se avessi detto "Beh, oggi ho mangiato la frittata".
La stronza si è messa a ridere. Ma non è finita qua. Ho avuto anche il buonsenso di, quando ho visto il pullman in lontananza arrivare, comunicarglielo.
"Ah, arriva il pullman".
Mi ha sorriso, è salita e senza dire né a né ba è scesa alla sua fermata.
Poi c'è stata la volta degli occhiali. Alla Harry Potter, più rotondi di un cerchio. Erano enormi. Il tormentone fu: Quante dita vedi? Due o quattro?. All'asilo e alle elementari.
Giustamente, vivendo con una mamma onnipresente e con un padre che se solo avesse potuto lavorare due giorni di fila pur di non badare a me e ai miei problemi di salute l'avrebbe fatto, acquisii gusti femminili. In tutto. Non mi feci mai comprare palloni, pistole, soldatini, macchinine, fucili o la paletta dei vigili, ma solo bambole, pentoline per cucinare pollo di plastica, tamagotchi, giornalini di Sailor Moon. Una volta mi comprai anche una maglia di Sailor Moon. Era talmente lunga che nelle foto si vedeva solo la maglia.
Inutile dire che quello fu l'inizio di parecchie prese in giro, piccoli dispetti (tipo mi pestavano la merenda e così mangiavo ottimi croissant più piatti di una tavoletta da surf, mi nascondevano gli occhiali, mi escludevano dai giochi, mi strattonavano a destra e a manca, mi facevano giocare con loro ricoprendo sempre gli ruoli più schifosi). Io praticamente non vedevo l'ora di tornarmene a casa. Infatti feci solo due anni di asilo. Per gli altri anni o rimanevo a casa oppure facevo tutto quello che faceva mia mamma. Quella povera donna, non solo per i miei problemi di salute, ma anche perchè aveva un figlio sfigato e mezza femmina che maschio, si trovò quasi costretta a non lavorare la mattina. Sennò chi mi avrebbe guardato?
Quindi ecco che già alle sette suonate rompevo i coglioni perchè avevo o fame o volevo giocare. Quindi comprami i giochi. Alzati presto la mattina e guardati i cartoni animati con me.
Comprammo le forbicine dalla punta arrotondata, cotone, stuzzicadenti giganti, evidenziatori colorati, matite, pennarelli e fogli di carta e ogni giorno realizzavamo insieme qualcosa grazie ai preziosi consigli di Dodò dell'Albero Azzurro.
Cagasotto perché una volta, all'asilo, mi cagai addosso e lo dissi alla maestra nel bel mezzo dell'aula, scatenando risate generali.
Poi arrivò la fase del Salve, parlo con la signora Aiello? ogni volta che rispondevo al telefono. Vabbè, un classico.
C'era il Secchione! da parte dei compagni di scuola e l'Asino! da parte di mio padre, che quando non riusciva a spiegarmi bene una lezione che avevo da studiare mi chiamava così.
Ora siamo a Si aprono le scommesse per vedere quanto dura questa tua nuova relazione alla più gettonata: Troietta da discoteca.
Beh, nonostante tutto quello che ho appena scritto c'è ancora chi vede in me non dico un modello ma quasi. Un figlio modello: non bevo, non fumo, non rubo, non uccido, non mi prostituisco, praticamente non vivo.
E leggo molto. E beh, allora se leggi sei proprio un grande. Insomma, gli stereotipi del bravo ragazzo esistono ancora e tutti fanno rima con Stefano. O almeno secondo le amiche, le parrucchiere, le clienti, le zie, le ex compagne di scuola di mia mamma. Sono una sorta di paladino della giustizia che, non appena viene visto da queste signore, illumina tutto il mondo, squarciando l'oscurità con la mia spada lucente.
Fortunatamente le etichette sono cambiate. Adesso sono il Ehi, giovanotto! Certo che mamma ti ha fatto proprio bello..., il Tutto tuo padre!, il Anche mio marito, da giovane, aveva le spalle belle larghe come le tue.
Ecco.
Se anche voi volete diventare come me, basta seguire questi piccoli consigli.
1) Anzitutto dovete nascere nella giusta famiglia. Ogni mio atteggiamento è ovviamente dettato dalle mie esperienze passate. Dovrete quindi avere la fortuna di avere una mamma che vi insegni che la cosa più importante è l'istruzione e un padre che apprezzi il fatto che sedete con lui sul divano, zitto a guardare i programmi in tv che vuole lui. Tutto il resto verrà da sé.
2)Imparate ad affrontare gli episodi negativi con ironia e sarcasmo, senza fare nulla per poter migliorare. Rimanete così, come dei baccalà, a ridacchiare su quello che vi è successo, quando in verità dentro vi sentite morire.
3)Uscite per un po' di tempo con: minorenni che si scopano chiunque, una compagnia di mezzi tossici, autolesionisti, gente malfamata perchè fa tanto figo. Tanto poi vi rompete e comincerete a cambiare giro, disprezzando quello di prima. Della serie non sputare nel piatto su cui hai mangiato.
4)Piangetevi addosso in continuazione.
5)Non gioite dei vostri successi, ma dateci dentro con l'autocommiserazione dopo aver fallito.
6)Non salutate gli ex. Piuttosto sparatevi in fronte.
7)Imparate a non rispondere mai direttamente agli insulti o alle provocazioni. Poi, quando tornate a casa, gettate merda a palate su chi vi ha fatto star male sul blog. Come i quindicenni.
8)Accontatevi sempre. Imparate ad aver paura di agire o di dare il massimo di voi per ottenere il massimo. E' roba da adulti, non fa per voi.
9)Non mantenete gli impegni. Come per esempio quello di andare a ritirare il diploma.
10)Date consigli obiettivi e razionali agli amici. Imparate ad esaminare le loro situazioni, le loro emozioni, confrontate le scelte che fanno con il vostro raziocinio. E non applicatele mai con voi stessi: vi faciliterebbe solo la vita.
Ora potete pure aprirvi un blog color merda e sparare minchiate a tutto andare.
Essendo di salute molto cagionevole, nel senso che l'equazione colpo d'aria = polmonite è nel mio caso valida, sono sempre stato il Ciao piccolino, ti sei coperto bene?.
Oppure i miei capelli. Tagli orribili, il gusto di mia mamma è sempre stato pessimo. A sei anni non potevo certo concedermi il lusso di poter andare in giro con un crestone punk o dei capelli di un taglio normale: mia madre optò per i tagli a caschetto. Comodi, facili, orribili. Insieme alla voce, peggiore di quella di ora, di un'indubbia mascolinità, dal bambino delicato e denutrito del Biafra sono passato a Ciao bimba. Come ti chiami?.
Ricordo ancora che da piccolissimo aspettavo il pullman con mio padre e alla fermata c'erano due ragazze che si lamentavano ad alta voce: molto probabilmente aspettavano da più tempo di me. Sono andato vicino a loro zampettando allegramente e con un sorriso sdentato le ho consolate sputacchiando qua e là. Una, dopo avermi sorriso mi fa: "E tu che saresti? Un maschio o una femmina?".
Anzichè prenderla a ceffoni ho sorriso ancora di più. "Un maschio, no?", ho risposto come se avessi detto "Beh, oggi ho mangiato la frittata".
La stronza si è messa a ridere. Ma non è finita qua. Ho avuto anche il buonsenso di, quando ho visto il pullman in lontananza arrivare, comunicarglielo.
"Ah, arriva il pullman".
Mi ha sorriso, è salita e senza dire né a né ba è scesa alla sua fermata.
Poi c'è stata la volta degli occhiali. Alla Harry Potter, più rotondi di un cerchio. Erano enormi. Il tormentone fu: Quante dita vedi? Due o quattro?. All'asilo e alle elementari.
Giustamente, vivendo con una mamma onnipresente e con un padre che se solo avesse potuto lavorare due giorni di fila pur di non badare a me e ai miei problemi di salute l'avrebbe fatto, acquisii gusti femminili. In tutto. Non mi feci mai comprare palloni, pistole, soldatini, macchinine, fucili o la paletta dei vigili, ma solo bambole, pentoline per cucinare pollo di plastica, tamagotchi, giornalini di Sailor Moon. Una volta mi comprai anche una maglia di Sailor Moon. Era talmente lunga che nelle foto si vedeva solo la maglia.
Inutile dire che quello fu l'inizio di parecchie prese in giro, piccoli dispetti (tipo mi pestavano la merenda e così mangiavo ottimi croissant più piatti di una tavoletta da surf, mi nascondevano gli occhiali, mi escludevano dai giochi, mi strattonavano a destra e a manca, mi facevano giocare con loro ricoprendo sempre gli ruoli più schifosi). Io praticamente non vedevo l'ora di tornarmene a casa. Infatti feci solo due anni di asilo. Per gli altri anni o rimanevo a casa oppure facevo tutto quello che faceva mia mamma. Quella povera donna, non solo per i miei problemi di salute, ma anche perchè aveva un figlio sfigato e mezza femmina che maschio, si trovò quasi costretta a non lavorare la mattina. Sennò chi mi avrebbe guardato?
Quindi ecco che già alle sette suonate rompevo i coglioni perchè avevo o fame o volevo giocare. Quindi comprami i giochi. Alzati presto la mattina e guardati i cartoni animati con me.
Comprammo le forbicine dalla punta arrotondata, cotone, stuzzicadenti giganti, evidenziatori colorati, matite, pennarelli e fogli di carta e ogni giorno realizzavamo insieme qualcosa grazie ai preziosi consigli di Dodò dell'Albero Azzurro.
Cagasotto perché una volta, all'asilo, mi cagai addosso e lo dissi alla maestra nel bel mezzo dell'aula, scatenando risate generali.
Poi arrivò la fase del Salve, parlo con la signora Aiello? ogni volta che rispondevo al telefono. Vabbè, un classico.
C'era il Secchione! da parte dei compagni di scuola e l'Asino! da parte di mio padre, che quando non riusciva a spiegarmi bene una lezione che avevo da studiare mi chiamava così.
Ora siamo a Si aprono le scommesse per vedere quanto dura questa tua nuova relazione alla più gettonata: Troietta da discoteca.
Beh, nonostante tutto quello che ho appena scritto c'è ancora chi vede in me non dico un modello ma quasi. Un figlio modello: non bevo, non fumo, non rubo, non uccido, non mi prostituisco, praticamente non vivo.
E leggo molto. E beh, allora se leggi sei proprio un grande. Insomma, gli stereotipi del bravo ragazzo esistono ancora e tutti fanno rima con Stefano. O almeno secondo le amiche, le parrucchiere, le clienti, le zie, le ex compagne di scuola di mia mamma. Sono una sorta di paladino della giustizia che, non appena viene visto da queste signore, illumina tutto il mondo, squarciando l'oscurità con la mia spada lucente.
Fortunatamente le etichette sono cambiate. Adesso sono il Ehi, giovanotto! Certo che mamma ti ha fatto proprio bello..., il Tutto tuo padre!, il Anche mio marito, da giovane, aveva le spalle belle larghe come le tue.
Ecco.
Se anche voi volete diventare come me, basta seguire questi piccoli consigli.
1) Anzitutto dovete nascere nella giusta famiglia. Ogni mio atteggiamento è ovviamente dettato dalle mie esperienze passate. Dovrete quindi avere la fortuna di avere una mamma che vi insegni che la cosa più importante è l'istruzione e un padre che apprezzi il fatto che sedete con lui sul divano, zitto a guardare i programmi in tv che vuole lui. Tutto il resto verrà da sé.
2)Imparate ad affrontare gli episodi negativi con ironia e sarcasmo, senza fare nulla per poter migliorare. Rimanete così, come dei baccalà, a ridacchiare su quello che vi è successo, quando in verità dentro vi sentite morire.
3)Uscite per un po' di tempo con: minorenni che si scopano chiunque, una compagnia di mezzi tossici, autolesionisti, gente malfamata perchè fa tanto figo. Tanto poi vi rompete e comincerete a cambiare giro, disprezzando quello di prima. Della serie non sputare nel piatto su cui hai mangiato.
4)Piangetevi addosso in continuazione.
5)Non gioite dei vostri successi, ma dateci dentro con l'autocommiserazione dopo aver fallito.
6)Non salutate gli ex. Piuttosto sparatevi in fronte.
7)Imparate a non rispondere mai direttamente agli insulti o alle provocazioni. Poi, quando tornate a casa, gettate merda a palate su chi vi ha fatto star male sul blog. Come i quindicenni.
8)Accontatevi sempre. Imparate ad aver paura di agire o di dare il massimo di voi per ottenere il massimo. E' roba da adulti, non fa per voi.
9)Non mantenete gli impegni. Come per esempio quello di andare a ritirare il diploma.
10)Date consigli obiettivi e razionali agli amici. Imparate ad esaminare le loro situazioni, le loro emozioni, confrontate le scelte che fanno con il vostro raziocinio. E non applicatele mai con voi stessi: vi faciliterebbe solo la vita.
Ora potete pure aprirvi un blog color merda e sparare minchiate a tutto andare.
venerdì 12 novembre 2010
Consigli illuminanti per vivere una vita da comunissimo universitario
Ho iniziato l'università ad ottobre e so perfettamente di non essere un esperto in materia. Mi sento però in dovere, in quanto penso di essere l'universitario frustrato per antonomasia, di spendere un po' di tempo consigliandovi che cosa fare se anche voi, proprio come me, avete intenzione di continuare a studiare per diventare uno dei tanti disoccupati che popolano reality show e le poltrone di Pomeriggio Cinque.
1)Anzitutto occorre scegliere la Facoltà che più ti piace. Fa' quello che ti consiglia qualunque persona alla quale non importi nulla del fatto che in futuro potrai diventare un affermato avvocato o il Mago Zurlì: segui il cuore. Parti solo dal presupposto che scegliere precluderà automaticamente sentire da parte di altri giudizi più o meno inutili ma soprattutto poveri.
"Medicina? Ah, quindi avremo un medico."
"Psicologia? Oh, fai bene. Coi tempi che corrono missà che di psicologi se ne abbia proprio bisogno! Ah ah ah!"
"Scienza della comunicazione? Beh, direi una bellissima scelta. Oggi tutto ruota attorno alla pubblicità."
Attenti solo se scegliete o Lettere o Filosofia perchè nessuno si esprimerà: troppo occupato a scuotere la testa guardandoti con misericordia.
2)Vai a capire il sito dell'università. Soprattutto quello della Facoltà di Filosofia. In regalo il cofanetto deluxe del Simposio di Platone con i contenuti speciali e il backstage.
3) Rispondi no a qualasiasi domanda. Qualsiasi domanda.
"Mi presti gli appunti?"
"No"
"Ma tu ci hai capito qualcosa di questa lezione?"
"No"
"Scusa, come si scrive 'Heidegger'?"
"No"
"Sono del primo anno e ancora non capisco bene il mondo dell'università. Questa è la lezione di Filosofia Teoretica o Storia Moderna?"
"No"
4)Applica seriamente il consiglio numero 3. Sappi solo che se fai il contrario, quindi ti mostri disponibile, aperto al dialogo e prolisso nessuno ti chiederà niente o ti ascolterà. Anche qui incontrerai sguardi misericordiosi, sospiri, indifferenza e scuotimenti di testa.
Evita.
5)Presta pure appunti, ma non ti lamentare se non ti tornano più indietro perchè il tuo compagno è sparito/morto/scappato di casa o ha cambiato corso.
6) Non lasciare il tuo numero in giro a quelle deficienti che trovi fuori dall'università che distribuiscono volantini per questa manifestazione, quello sciopero, la riunione inerente a. Ti daranno la persecuzione, se non ti presenterai agli appuntamenti ai quali hai detto saresti andato solo per levartele dai coglioni ti telefoneranno raccontandoti il riassunto e magari ricordandoti i prossimi appuntamenti.
Ci sono passato ed è stato davvero doloroso.
7)Non tossire e non starnutire. Corri il rischio che ti scoppi una vena in testa. Il consiglio non è valido per chi ama essere guardato con disappunto.
8)Non fare domande. Se avete dubbi andate in biblioteca, consultate Wikipedia, munitevi di enciclopedie, pregate. Ma non chiedete mai. Nessuno vi risponderà tranne il docente, che non farà altro che ripetervi la stessa solfa di prima. Proprio quella che non avete capito.
9)Se anche tu sei d'accordo con la massima "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te" allora non guardate male chi tossisce, starnutisce, piange, ride, scoreggia, fa domande. Non è carino.
Si chiama voyeurismo.
10)Se vuoi conoscere gente che anzichè fare il bucato ha deciso di lavorare, fai un salto nelle librerie che trovate appena fuori dall'università.
Ho deciso di chiamarli consigli proprio perchè, giustamente, avete la facoltà di scegliere se seguire le mie parole o meno.
Vi avviso che quello di cui ho parlato non rientra nella categoria "verità universali". Lo dico onde evitare spiacevoli e fastidiosi battibecchi con: chi pensa il contrario, chi lavora nelle università o nelle librerie là davanti, mia madre, Rita Levi Montalcini.
Sono sicuro che se seguite questi consigli non vi troverete male.
Poi, per quel che mi riguarda, potete anche andarvene a zappare la terra o a pescare.
Anzi, missà che fate solo bene.
1)Anzitutto occorre scegliere la Facoltà che più ti piace. Fa' quello che ti consiglia qualunque persona alla quale non importi nulla del fatto che in futuro potrai diventare un affermato avvocato o il Mago Zurlì: segui il cuore. Parti solo dal presupposto che scegliere precluderà automaticamente sentire da parte di altri giudizi più o meno inutili ma soprattutto poveri.
"Medicina? Ah, quindi avremo un medico."
"Psicologia? Oh, fai bene. Coi tempi che corrono missà che di psicologi se ne abbia proprio bisogno! Ah ah ah!"
"Scienza della comunicazione? Beh, direi una bellissima scelta. Oggi tutto ruota attorno alla pubblicità."
Attenti solo se scegliete o Lettere o Filosofia perchè nessuno si esprimerà: troppo occupato a scuotere la testa guardandoti con misericordia.
2)Vai a capire il sito dell'università. Soprattutto quello della Facoltà di Filosofia. In regalo il cofanetto deluxe del Simposio di Platone con i contenuti speciali e il backstage.
3) Rispondi no a qualasiasi domanda. Qualsiasi domanda.
"Mi presti gli appunti?"
"No"
"Ma tu ci hai capito qualcosa di questa lezione?"
"No"
"Scusa, come si scrive 'Heidegger'?"
"No"
"Sono del primo anno e ancora non capisco bene il mondo dell'università. Questa è la lezione di Filosofia Teoretica o Storia Moderna?"
"No"
4)Applica seriamente il consiglio numero 3. Sappi solo che se fai il contrario, quindi ti mostri disponibile, aperto al dialogo e prolisso nessuno ti chiederà niente o ti ascolterà. Anche qui incontrerai sguardi misericordiosi, sospiri, indifferenza e scuotimenti di testa.
Evita.
5)Presta pure appunti, ma non ti lamentare se non ti tornano più indietro perchè il tuo compagno è sparito/morto/scappato di casa o ha cambiato corso.
6) Non lasciare il tuo numero in giro a quelle deficienti che trovi fuori dall'università che distribuiscono volantini per questa manifestazione, quello sciopero, la riunione inerente a. Ti daranno la persecuzione, se non ti presenterai agli appuntamenti ai quali hai detto saresti andato solo per levartele dai coglioni ti telefoneranno raccontandoti il riassunto e magari ricordandoti i prossimi appuntamenti.
Ci sono passato ed è stato davvero doloroso.
7)Non tossire e non starnutire. Corri il rischio che ti scoppi una vena in testa. Il consiglio non è valido per chi ama essere guardato con disappunto.
8)Non fare domande. Se avete dubbi andate in biblioteca, consultate Wikipedia, munitevi di enciclopedie, pregate. Ma non chiedete mai. Nessuno vi risponderà tranne il docente, che non farà altro che ripetervi la stessa solfa di prima. Proprio quella che non avete capito.
9)Se anche tu sei d'accordo con la massima "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te" allora non guardate male chi tossisce, starnutisce, piange, ride, scoreggia, fa domande. Non è carino.
Si chiama voyeurismo.
10)Se vuoi conoscere gente che anzichè fare il bucato ha deciso di lavorare, fai un salto nelle librerie che trovate appena fuori dall'università.
Ho deciso di chiamarli consigli proprio perchè, giustamente, avete la facoltà di scegliere se seguire le mie parole o meno.
Vi avviso che quello di cui ho parlato non rientra nella categoria "verità universali". Lo dico onde evitare spiacevoli e fastidiosi battibecchi con: chi pensa il contrario, chi lavora nelle università o nelle librerie là davanti, mia madre, Rita Levi Montalcini.
Sono sicuro che se seguite questi consigli non vi troverete male.
Poi, per quel che mi riguarda, potete anche andarvene a zappare la terra o a pescare.
Anzi, missà che fate solo bene.
mercoledì 10 novembre 2010
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